lunedì, 26 ottobre 2009 | in : coincidenze, opposti
Che la divisione dei cristiani sia una cosa dolorosa ma evidente è cosa risaputa, non c'è unità in politica, non c'è unità nei rapporti, insomma ci si vede la domenica in Chiesa e poi ognuno a casa sua, a meno che si faccia parte di qualche movimento o associazione o gruppo. (Grande grazia)
Uno così pensa che questa unità sia solo un desiderio che in pratica non si potrà concretizzare.
C'è la supplica di Cristo "che siano una cosa sola", che rimanda alla nostra libertà, ci sono "differenze addirittura teologiche" ha detto pochi giorni fa una esponente di una Associazione Cattolica riferendosi ad altri cattolici. 
La cosa triste è che questo incide sui rapporti personali come freno per un amicizia, l'amicizia: il mezzo con cui Cristo ha scelto di vivere nel mondo, ("Vi ho chiamato amici" Gv15,15) è sotto scacco.
Ciò nonostante lo Spirito opera, Cristo l'eterno lavoratore lavora, e la bellezza in certi volti risplende.
 
puzzle
 
Nel 1982 a Lahore, capitale del Punjab in Pakistan, ho incontrato dai missionari di Mill Hill di cui ero ospite un docente islamico laico della famosa Università islamica (la più antica nell'islam dopo quella del Cairo), il prof. Kausar Jatoi. Gli chiedo perché l'islam ha così poche società e associazioni missionarie, mentre cattolici e protestanti ne hanno molte. Eppure l'islam si diffonde molto più facilmente del cristianesimo. Risponde: "Noi musulmani siamo tutti spontaneamente missionari, perché abbiamo un senso profondo della nostra identità e della bontà dell'islam. Non abbiamo bisogno di missionari "professionisti". Tra voi cristiani non c'è entusiasmo per la vostra fede, la vivete come un fatto privato personale, quindi avete prodotto molti organismi e istituti missionari, inviati anche nelle regioni islamiche per convertire i musulmani a Cristo". Questo, diceva, indica chiaramente che la religione cristiana è straniera in Asia. E insisteva su questo concetto: "Noi non abbiamo i "missionari" stranieri, le conversioni all'islam avvengono attraverso il commercio e l'emigrazione di credenti in Allah. Inoltre l'islam crea una forte comunità fra i credenti, che protegge, sostiene e accompagna; voi cristiani siete individualisti e la comunità dei credenti in Cristo esiste solo quando andate in chiesa, poi ciascuno va per conto suo". Naturalmente ho ribattuto dicendo che il cristianesimo, specialmente oggi, è una libera adesione alla fede, mentre l'islam è una costrizione, una violenza sull'individuo. In parte Jatoi mi dà ragione ma aggiunge: "Voi mettete in primo piano l'individuo, noi la comunità e senza il sostegno di una comunità, di una famiglia, è molto difficile mantenere viva la fede". P.Gheddo tutto qui 
factum @ 19:14 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 18 giugno 2009 | in : segnalazioni, opposti

Qui sotto c'è un testo, ne evidenzio due passaggi, leggeteli e scegliete quello che vi è più congeniale, poi evidenziate il tutto con il mouse e potete leggere tutto l'articolo.

Oltre a questo giochino è interessante cogliere che il grado di confusione e di anestesia in cui siamo immersi, ci rende come ubriachi, mentre pensiamo che la nostra coscienza è lì ancora bella e linda come mamma l'ha fatta.


Al direttore - Sono stato colpito da una battuta arguta con la quale Lei concludeva il suo intervento in un dialogo avuto recentemente con il cardinale Carlo Caffarra e pubblicato sabato 6 giugno scorso sul Foglio. Rifacendosi alla famosa lettera di John Henry Newman al Duca di Norfolk (nella quale si legge: "Se io dovessi sottoporre la religione ad un brindisi, cosa che peraltro non è commendevole da farsi, io brinderei al Papa, ma prima alla mia coscienza e poi al Papa"), Lei non teme di affermare che, se oggi il cardinale Newman dovesse riscrivere la sua lettera, si fermerebbe a "riflettere sul cattivo destino della coscienza contemporanea, e direbbe beffardo: "Brindo al Papa e poi, ma solo poi, alla mia coscienza". Ella lascia così intendere che verità morali, che per sé sono riconoscibili con la sola forza naturale della ragione umana, è solo per la luce che viene dalla presenza di una autorità morale che, oggi più, che mai, a causa del "cattivo destino della coscienza contemporanea", possono ancora essere affermate come tali. Del resto non è nuovo questo suo argomentare. Ricordo che l'anno scorso, sempre sulle pagine del suo quotidiano (Il Foglio, 22 gennaio 2008), rispondendo a Vito Mancuso che si rallegrava con lei perché stava conducendo sulla famosa moratoria dell'aborto una battaglia della ragione, di una ragione che non ha più bisogno della fede, anzi che deve sottoporre al suo giudizio critico ogni verità di fede, Ella ha preso coraggiosamente le distanze. Non negava di aver accumulato nella sua formazione razionale, "prima e al di fuori di un contatto col problema della fede", l'energia per sostenere guanto sosteneva a proposito di vita e di morte, di etica, dì politico e di diritto; ma riconosceva che "se non fossero successe alcune cose nel mondo e tra queste principalmente, la nuova koinè o cultura diffusa instaurata da lunghi anni di predicazione papale, da Paolo VI a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, più incalzante ancora l'offensiva dei vescovi italiani", lei non sarebbe esistito neanche come banditore delle cose in cui credeva e che la sua sarebbe rimasta "una piccola testimonianza personale impotente", e forse addirittura "non avrebbe pensato quel che pensava, così come lo pensava". Questa sua posizione mi ha richiamato quella dì un mio illustre conterraneo, l'abate Nicola Spedalieri, un acuto apologeta del 700, che pur essendo aperto ai "lumi" di quel secolo, cosi ragionava per far comprendere questa verità. C'è nell'uomo storico un "vizio originario", che "poi sì accresce per altri vizi accidentali, che si vanno contraendo coll'età", per i quali di fatto noi uomini non siamo capaci di riconoscere verità razionalmente riconoscibili, a meno che qualcuno non ci aiuti a riconoscerle, per la bellezza che esse assumono alla sua presenza, e parlava della presenza cristiana. Ecco perché per quell'autore l'educazione della retta coscienza suppone la permanenza nella storia della presenza oggettiva di Cristo, come quella di un “'Tribunale vivo” cui fare continuamente riferimento: si tratta della chiesa. Nicola Spedalieri, dunque, oggi gli darebbe ragione quando lei afferma, che se Newman dovesse rifare un brindisi sulla religione, rovescerebbe quello che fece a suo tempo e direbbe: “Brindo al Papa e poi, ma solo poi, alla mia coscienza”. Lei, infatti, ben sa che - come affermava l’allora cardinale Ratzinger ne l'elogio della coscienza – “Il Papa non impone nulla dall'esterno”, ma contribuisce allo sviluppo della coscienza e la difende “tanto da una soggettività dimentica del proprio fondamento, quanto dalle pressioni di un conformismo sociale e culturale”. Pertanto “senza coscienza non ci sarebbe nessun papato”. Amichevolmente mi permetto di farle notare, e lo faccio con una cognizione che mi viene dall'interno delle cose, che questa è la posizione teoretica e pedagogica del movimento di Comunione e Liberazione e di chi lo guida. Se ne potrà rendere conto personalmente, se avrà la pazienza di leggere fino in fondo il libretto degli ultimi “Esercizi Spirituali”.

Francesco Ventorino

factum @ 22:37 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
mercoledì, 11 marzo 2009 | in : opposti, aaargh

Brasile: la bambina violentata e costretta ad abortire non è scomunicata


BRASILIA, mercoledì, 11 marzo 2009 (ZENIT.org).-
Il nuovo Arcivescovo di Rio de Janeiro, monsignor Orani João Tempesta,
sostiene che non è stata posta una domanda
nel caso della bambina brasiliana di Recife
stuprata dal patrigno 23enne
che è rimasta incinta di due gemelli
e ha abortito al quarto mese di gestazione:
“Perché siamo arrivati a questo?”. Leggi tutto

Vacanza in Brasile


Turismo sessuale, l`Italia è prima

La caccia è aperta.
Sono 80mila ogni anno i maschi italiani
che si recano in Brasile
per praticare sesso con i minori
Leggi tutto



Aggiornamento: interessante per chiarire la questione della bambina questo link.


factum @ 22:40 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, 29 ottobre 2008 | in : opposti, aaargh
Donna, se' tanto grande e tanto vali,...


lapidazione
"ADULTERA" LAPIDATA IN SOMALIA, SCOPPIA RIVOLTA E MUORE BIMBO

(AGI/REUTERS) - Chisimaio (Somalia), 28 ott. - E' stata lapidata in pubblico su una piazza di Chisimaio, citta' portuale in Somalia meridionale, perche' accusata di adulterio: Asha Ibrahim Dhuhulow aveva solo 23 anni, ma un tribunale fondamentalista delle deposte Corti islamiche aveva ordinato la macabra esecuzione. Il capo coperto da un velo verde e una maschera verde, la giovane e' stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone, e' stata infilata in una buca fino al collo, davanti a centinaia di persone, che si erano raccolte nella tarda serata di lunedi', nella citta' portuale 500 chilometri a sud di Mogadiscio. Per tre volte i suoi carnefici l'hanno tirata fuori per verificare se fosse morta. E quando i parenti furenti si sono scatenati cercando di soccorrerla e' scoppiato il caos, le guardie hanno aperto il fuoco e un bimbo e' rimasto ucciso. Dramma nel dramma, in Somalia. Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico la giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all'arcaico e macabro metodo della lapidazione. "Ci era stata detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, ma bisognava vederla come urlava, mentre la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le e' corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino". Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un 'processo' coranico equo: "L'Islam", ha ricordato la sorella, "non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non si sono presentati pubblicamente l'uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto". I giudici fondamentalisti si sono pero' limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. E' il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioe' che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell'Etiopia. I ribelli hanno pero' intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, imponendovi leggi ispirate alla piu' vieta concezione dell'Islam; in citta', per esempio, e' proibita qualsiasi forma di svago perche' considerata blasfema.(AGI)
factum @ 22:50 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
venerdì, 17 ottobre 2008 | in : musica, opposti

Mi domando perché mi fa schifo la mia faccia
A volte si e a volte no
Perché a volte voglio avere solo quello che non ho
Mi domando soltanto perché Gesù Cristo è morto in croce per me
Voglio sentirmi libero da questa onda
Libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
Libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
Libero da una storia che è finita male
E da uomo libero ricominciare
Perché la libertà è sacra come il pane
E' sacra come il pane

 

La libertà è la capacità di aderire, di aderire a questo qualcosa d'altro,
il rapporto col quale realizza l'uomo.
Tanto è vero che san Tommaso d'Aquino definisce la libertà come
l'essere dominus sui actus,
l'essere signori della propria azione, padroni della propria azione.

Ma l'azione che cosa è?
L'azione è il rapporto del soggetto con una presenza, con un contenuto.
E l'uomo si soddisfa, si compie o che è lo stesso - perficit, si perfeziona, aderendo a questa presenza. L.G.

factum @ 10:40 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
lunedì, 07 luglio 2008 | in : opposti, aaargh
Due post affrontano un tema che è a me caro, quello della voracità, lo pensavo nei rapporti umani: ci si divora, lo pensavo nel modo di usare di noi e del tempo, qua si parla di altro, e ci tocca?  : )
Metto i link per chi vuole leggere tutto.

Claudio Risé, da “Tempi”, 3 luglio 2008,
Ci scrive una lettrice: «Di dipendenze da internet ce ne sono di tanti tipi, io vivo quella da eccesso di ricerca di informazioni. Non mi interessano i videogiochi, chat o altro. Ma di fronte a questo contenitore infinito di dati e notizie di ogni genere continuamente cerco, guardo, studio tutto quello che posso, tutto quello che non so – un universo di cose! Ho l’ansia di non sapere, di dover rincorrere qualcosa, non so bene che cosa, ma ho paura che mi scappi».
...
La lettrice ha una buona intuizione quando la definisce così: «Credo che questa dipendenza sia molto simile alla bulimia: è un divorare, una continua indigestione». Il punto è proprio questo: la pulsione a divorare, ingozzarsi, senza porsi alcun limite. Nozioni e dati, come fa la lettrice, ma anche molto altro: persone, cose, sostanze, denaro, come dimostra la sterminata lista delle dipendenze.
...
il vuoto che questa pulsione divorante tende a colmare, riempiendosi di cibo, di affetti, di sesso, di persone o di potere, ha in realtà un’altra natura. Ciò da cui noi diventiamo dipendenti, e dove lo cerchiamo (su internet o per strada), è determinato dalla storia personale e dalle circostanze. Il non amato cercherà conferme affettive, l’insicuro cercherà vagonate di nozioni, o di denaro… La fame, però, non si placa. Perché noi esseri umani abbiamo bisogno d’altro.

Abbiamo bisogno dell’Altro. Che incontriamo davvero quando riconosciamo (nel profondo, non solo intellettualmente, ma perché accettiamo di farne l’esperienza) il nostro limite, la nostra finitudine. È solo allora che la fame divorante si trasforma in tranquilla e dignitosa mendicità, nella disponibilità a ricevere sapendo che, tanto, abbiamo bisogno di tutto.
Solo allora smettiamo di essere vuoti e abbiamo fame solo di Chi ci può davvero riempire.

Gatto vorace
L'immagine è anche dedicata al mio micio.

Alla faccia del "Popolo dei mezzi litri d'acqua". Così recitò Fabrizi

Me pareva de sta su 'na montagna, e urlavo in un megafono spaziale: "Popolazione mia che campi male, accostate qua sotto che se magna" Poi come fussi er Re de la Cuccagna buttavo giù, pe' un'orgia generale, valanghe de spaghetti cor guanciale, ch'allagaveno tutta la campagna. E vedevo signori e poveretti, in uno sterminato affollamento a pecorone sopra li spaghetti. Quann'ecchete, dar cielo, sbuca Dio, co' un forchettone in mano e fa: "Un momento... Si permettete ce sto pure io"
 
factum @ 20:46 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, 30 aprile 2008 | in : opposti
"La mia libertà finisce dove comincia la tua"
o nella versione corretta, più realistica
"La mia libertà inizia dove comincia la tua"


Libertà Snoopy

"Mentre, per capire le parole che riguardano la nostra vita, cosa bisogna fare?
Per esempio la parola giustizia, la parola amore,
la parola felicità, la parola vita, la parola libertà ...
per capire che cosa è la libertà cosa dobbiamo fare?
Dobbiamo partire dall'esperienza facendo la quale uno si sente libero.
C'è una certa esperienza in cui uno si sente libero,
e una in cui si sente non libero.
Quando uno si sente libero?
Quando ha soddisfatto un desiderio."
L: Giussani

Insieme siamo liberi?
factum @ 09:51 | commenti (28)(popup) | commenti (28)
sabato, 29 dicembre 2007 | in : incontri, opposti

Un confine è un punto di termine, qualcosa finisce, e al di là ce ne è un altra, che non sempre si conosce.
Può essere un confine di spazio: una strada, una riva, uno stato, una spiaggia con il mare a rappresentare l'infinito, il mistero.
Puo essere un confine di tempo: la sera che arriva, un anno nuovo, un bimbo che nasce che ti acccompagna nel futuro.
Due pennelate di canzoni cantano il confine, di qua il passato, di la il mare, e l'uomo in mezzo tra il passato e il Mistero.

Radici

La casa sul confine della sera
oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un'aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

Confine

Confine

L’uomo fermo davanti al mare aveva occhi di bambino,
ma la faccia segnata dal tempo raccontava il suo cammino.
Era già sera quando i marinai
ritornano col cuore nelle case,
era già sera e cercava un segno:
una vela all’orizzonte che non c’era.

factum @ 11:15 | commenti (22)(popup) | commenti (22)

Heracleum blog & web tools


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