Alcuni appunti alla rinfusa di cose che sono rimaste impresse a margine dell'incontro di Bivigliano:
Il dono, diverse persone hanno pensato di portare dei regali da fare a qualcun altro dei partecipanti, magari solo delle immagini da far vedere, una musica da ascoltare, dei crostini (ottimi), un libro. In fondo non ci si conosceva di persona e il regalo qui ha avuto la stessa connotazione di quelli di Natale: è accaduta una cosa bella, e quando ti vedrò di persona ti dono qualcosa perchè tu oggi possa essere più contento. Pensare e portare un regalo è anche prepararsi all'incontro.
La
diversità nell'unità, che a volte mi ha anche dato un po' fastidio, come nella recita delle lodi, le voci non erano una sola ma ognuno aveva in testa un suo modo di pregare, per contro la voglia che quest'incontro andasse nella migliore maniera è stato a tratti commuovente, la puntualità non continuamente richiamata, il guardarsi, l'aspettare i ritardatari, il cercarsi, e anche la disponibilità a non nascondersi.
Il
passato, non c'era il passato tra noi, per cui quello che apesso ci appesantisce nei nostri rapporti quotidiani non era un problema, c'era sicuramente come modo di affrontare la realtà di ognuno, ma non era di obiezione: "Io sono Manara. E colui che amo mi dice: queste cose non sono mai state. Se ha rubato, se ha ucciso: che queste cose non siano mai state! Lui solo è".
La
domanda, "Che cos'è la giustizia", la risposta "la giustizia è Cristo" un brivido, se c'è qualcuno in una posizione ideologica salta sulla sedia, nessuno l'ha fatto. La giustizia è Cristo: vero, ma non è una posizione comune, il mondo chiede di "fare" giustizia non di seguire la giustizia, e Cristo non si fa: si segue.
Ci siamo trovati sotto Monte Senario dove nacquero i servi di Maria, un cammino di amicizia.
È l’unico ordine religioso maschile nella storia della Chiesa che non ha tratto origine da un singolo fondatore ma da un gruppo di laici adulti: sette mercanti che, nella ricca Firenze della prima metà del Duecento, decidono di lasciare tutto e di vivere nella solitudine del vicino monte Senario, desiderosi di seguire il Signore sotto la protezione della santa Vergine.
Di questi sette uomini, racconta la Legenda, alcuni erano sposati, altri erano vedovi, altri ancora avevano già in cuor loro intenzione di consacrarsi a Dio nella verginità.
«Essi non si conoscevano tra loro, perché risiedevano in zone diverse della città. In seguito però, dapprima uno con l’altro e poi tutti e sette insieme, si trovarono uniti interiormente da una profonda amicizia, da “vincoli di amore” (Os 11, 4). Questa amicizia di carità li portava, con dolcezza e amore, a non poter tollerare di stare lontani gli uni dagli altri: la separazione perfino di un’ora sola era da loro sofferta con grande disagio. L’amicizia, che aveva già legato le loro anime perché gioissero insieme delle cose divine e umane, li ispirò anche ad abbandonare le cose terrene e a dimenticarle del tutto. Essa li aiutò a restare saldi in questo proposito fino a far sorgere in loro l’idea di vivere insieme, in una unità non solo spirituale ma anche concreta» (Legenda 29).