«Voi non avete patria, perché voi siete inassimilabili a questa società» GPII a D. Giussani
Enzo, sono andato a sentirlo a Rimini, mi attendevo una canzone che per me è capolavoro, ma non l'ha fatta, eppure era in tema ma forse Enzo non ci ha badato tutto preso dalla scaletta e da altri problemi liquidi che chi c'era sa. .
Mi ricordo che dopo il successo di "Vengo anch'io, no tu no" noi piccoli lombardi si apettava con curiosità la canzone successiva, avremmo voluto continuare con l'allegria del "No tu no", ma Enzo ci spiazzò tutti con la canzone "Gli Zingari", si presentò con quella canzone a una gara canora, rimasi incantato: un lampo feci fatica a risentirla, non si cantava, non era popolare e per radio non passava, mi rimase nel cuore, e anni dopo la capii ancora meglio, Enzo non ebbe successo come con la precedente, anzi credo perse subito. Ma quest'immagine del mare che si commuove per il "muto guerdare" e si arrossa come il sangue per rispondere a quella muta domanda piena di stupore fa "star male" e uno dice non è possibile, non posso guardare i loro occhi.
Seguendo le cronache di questi giorni, ci si sente come gli Zingari, senza patria, nomadi, che quando si trova un posto dove stare è già ora di partire, gli Zingari che quando li incontri sul pullman uno pensa al proprio portafoglio, alle sue cose che potrebbe perdere, mentre davanti hai una persona, strana, che testimonia un'altra modo di vivere, senza tutte le nostre sicurezze, e in certi casi con un volto che tradisce una fierezza inusuale.
E il vecchio, il mare "parlò ma non disse di stragi, di morti, di incendi, di guerra, d'amore, di bene e di male, non disse lui li ringraziò solo tutti di quel loro muto guardare."
Da un poeta zingaro:
I quattro chiodi
Dice la leggenda:
Quattro chiodi erano forgiati
per far morire il Redentore.
Li vide una figlia del vento
che valicava il colle
nel suo andare per le strade del mondo.
Uno appena ne sottrasse,
che il soldato non s'accorse.
E Lui così fu crocifisso,
con tre chiodi soltanto.
Il quarto chiodo accomunò il dolore
dei Sinti al Redentore.
Dice la leggenda.













