giovedì, 18 giugno 2009 | in : segnalazioni, opposti

Qui sotto c'è un testo, ne evidenzio due passaggi, leggeteli e scegliete quello che vi è più congeniale, poi evidenziate il tutto con il mouse e potete leggere tutto l'articolo.

Oltre a questo giochino è interessante cogliere che il grado di confusione e di anestesia in cui siamo immersi, ci rende come ubriachi, mentre pensiamo che la nostra coscienza è lì ancora bella e linda come mamma l'ha fatta.


Al direttore - Sono stato colpito da una battuta arguta con la quale Lei concludeva il suo intervento in un dialogo avuto recentemente con il cardinale Carlo Caffarra e pubblicato sabato 6 giugno scorso sul Foglio. Rifacendosi alla famosa lettera di John Henry Newman al Duca di Norfolk (nella quale si legge: "Se io dovessi sottoporre la religione ad un brindisi, cosa che peraltro non è commendevole da farsi, io brinderei al Papa, ma prima alla mia coscienza e poi al Papa"), Lei non teme di affermare che, se oggi il cardinale Newman dovesse riscrivere la sua lettera, si fermerebbe a "riflettere sul cattivo destino della coscienza contemporanea, e direbbe beffardo: "Brindo al Papa e poi, ma solo poi, alla mia coscienza". Ella lascia così intendere che verità morali, che per sé sono riconoscibili con la sola forza naturale della ragione umana, è solo per la luce che viene dalla presenza di una autorità morale che, oggi più, che mai, a causa del "cattivo destino della coscienza contemporanea", possono ancora essere affermate come tali. Del resto non è nuovo questo suo argomentare. Ricordo che l'anno scorso, sempre sulle pagine del suo quotidiano (Il Foglio, 22 gennaio 2008), rispondendo a Vito Mancuso che si rallegrava con lei perché stava conducendo sulla famosa moratoria dell'aborto una battaglia della ragione, di una ragione che non ha più bisogno della fede, anzi che deve sottoporre al suo giudizio critico ogni verità di fede, Ella ha preso coraggiosamente le distanze. Non negava di aver accumulato nella sua formazione razionale, "prima e al di fuori di un contatto col problema della fede", l'energia per sostenere guanto sosteneva a proposito di vita e di morte, di etica, dì politico e di diritto; ma riconosceva che "se non fossero successe alcune cose nel mondo e tra queste principalmente, la nuova koinè o cultura diffusa instaurata da lunghi anni di predicazione papale, da Paolo VI a Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, più incalzante ancora l'offensiva dei vescovi italiani", lei non sarebbe esistito neanche come banditore delle cose in cui credeva e che la sua sarebbe rimasta "una piccola testimonianza personale impotente", e forse addirittura "non avrebbe pensato quel che pensava, così come lo pensava". Questa sua posizione mi ha richiamato quella dì un mio illustre conterraneo, l'abate Nicola Spedalieri, un acuto apologeta del 700, che pur essendo aperto ai "lumi" di quel secolo, cosi ragionava per far comprendere questa verità. C'è nell'uomo storico un "vizio originario", che "poi sì accresce per altri vizi accidentali, che si vanno contraendo coll'età", per i quali di fatto noi uomini non siamo capaci di riconoscere verità razionalmente riconoscibili, a meno che qualcuno non ci aiuti a riconoscerle, per la bellezza che esse assumono alla sua presenza, e parlava della presenza cristiana. Ecco perché per quell'autore l'educazione della retta coscienza suppone la permanenza nella storia della presenza oggettiva di Cristo, come quella di un “'Tribunale vivo” cui fare continuamente riferimento: si tratta della chiesa. Nicola Spedalieri, dunque, oggi gli darebbe ragione quando lei afferma, che se Newman dovesse rifare un brindisi sulla religione, rovescerebbe quello che fece a suo tempo e direbbe: “Brindo al Papa e poi, ma solo poi, alla mia coscienza”. Lei, infatti, ben sa che - come affermava l’allora cardinale Ratzinger ne l'elogio della coscienza – “Il Papa non impone nulla dall'esterno”, ma contribuisce allo sviluppo della coscienza e la difende “tanto da una soggettività dimentica del proprio fondamento, quanto dalle pressioni di un conformismo sociale e culturale”. Pertanto “senza coscienza non ci sarebbe nessun papato”. Amichevolmente mi permetto di farle notare, e lo faccio con una cognizione che mi viene dall'interno delle cose, che questa è la posizione teoretica e pedagogica del movimento di Comunione e Liberazione e di chi lo guida. Se ne potrà rendere conto personalmente, se avrà la pazienza di leggere fino in fondo il libretto degli ultimi “Esercizi Spirituali”.

Francesco Ventorino

factum @ 22:37 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
Commenti
#1    18 Giugno 2009 - 23:55
 
Fatto il giochino, ho brindato prima al papa e poi alla mia coscienza, di cui non mi fido molto per la verità; la confondo con i miei gusti, con ciò che penso io. Sono diseducata - coscienza diseducata - per una falsa idea di libertò predicata negli anni. L'uomo padrone di se stesso, giudice insindacabile delle proprie azioni. La coscienza mortificata, imbrigliata in ciò che ne pensano quelli che contano, i maestri di pensiero che hanno pontificato sui giornali, in tv, nelle scuole, nelle università... Caro Factum, bisogna rieducare la nostra coscienza, ridarle dignità, riportarla al compito per cui ci è stata data: seguire il bene, il giusto, il bello, il vero... e questo non viene da me, mi è dato, affidato, consegnato, non so come dire... So che, non avendo la coscienza chiara, devo seguire chi ce l'ha. Il Papa ce l'ha.
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#2    19 Giugno 2009 - 08:48
 
Anche io ho scelto prima il Papa e poi la mia coscienza
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#3    19 Giugno 2009 - 10:33
 
io ho scelto prima la mia coscienza e poi il Papa.
Non perchè non sia vero quello che dice Pokankuni, ma perchè se non ci fosse la mia coscienza (ottusa ed anestetizzata che sia) non potrei riconoscere il papa.
Poi ho letto l'articolo e non ho capito quasi nulla, compreso dove sta Don Ciccio. Presumo di non essere fatta per la filosofia
vw
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#4    19 Giugno 2009 - 16:32
 
Io cercavo un brindisi a Gesù Cristo!

(Comunque avrei scelto prima al Papa e poi alla mia coscienza... per quanto riguarda l'articolo... mi allineo a vw... anche se io don Ciccio so chi è)
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#5    20 Giugno 2009 - 23:41
 
Io prima alla coscienza poi al Papa, ma cambiai parere dopo la lettura del brano, è vero come affermava l’allora cardinale Ratzinger “Il Papa non impone nulla dall'esterno”, ma contribuisce allo sviluppo della coscienza e la difende.

... io questo cardinale lo farei Papa
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#6    21 Giugno 2009 - 10:23
 
Io prima il Papa... non ho letto tutto, ma ho visto che è di Don C.
E inizio a teorizzare che essendo cresciuta a CT mi ha formata lui e per questo ho scelto la seconda. LOL.

Ora scappo a studiare, stesera leggerò tutto.
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#7    21 Giugno 2009 - 10:36
 
Ho scelto di brindare prima al Papa e non me ne sono pentita!
Ciao!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AnnaV

#8    22 Giugno 2009 - 09:27
 
[OT]

Ciao, Fac.
I monelli mi hanno detto che sabato mattina, mentre io ero da padre Shreck, ti hanno incontrato nel "chiostro".
Per la precisione: «Abbiamo chiacchierato un po' con quel tuo amico cicciottello che fa i cavalieri».
Eheheheheh!
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#9    23 Giugno 2009 - 12:42
 
A me don Ciccio manca tanto e ti ringrazio di questo pezzo però forse mi sono rimbambita perché non capisco: se non c'è papato senza coscienza né coscienza senza papato...
Per fortuna che non bevo, perché non avrei saputo che scegliere.
Ciao,
n

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#10    23 Giugno 2009 - 17:01
 
difficilissimo stare nei paradossi! e siccome ero minoranza ho letto tutto l'implicito: l'elogio della coscienza del Cardinale Ratzinger del '91, il discorso di G.Ferrara cui fa riferimento D.C. e del Card. Caffarra tenuto nella medesima occasione.
Sono grata a tutti coloro che laicamente riconoscono nel Papa il punto di riferimento per la loro coscienza.
Sono ancora più grata a tutti i Cardinali (compreso Newman, origine di tutto questo popo' di ragionamenti) che prendono sul serio la libertà dell'uomo e non si stancano di educarla ad attaccarsi alla verità.
Dopodichè mi rimane una domanda "c'è qualche insegnante che possa darmi il criterio di giudizio per quello che io provo nella vita? Se c'è qualche guru che ha questa pretesa...Se togliamo alla persona il criterio di giudizio le togliamo la dignità...Questo non va bene perchè fa rimanere sempre infantili alienati,..."
Scusa Factum per l'invadenza, ma l'occasione era parecchio ghiotta.
vw
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#11    23 Giugno 2009 - 21:50
 
Hei cuore! Cicciottello a chi? Io sono solo un po' robusto! Ma cosa ci siamo detti è un segreto....

noradlf
(nick semplici no?)
per fortuna che bevo, così ho la scusa quando scelgo male :)

vanwitch
No nessuno deve e può giudicare al posto tuo quello che provi, ma se leggere e confrontarti non ti amplia la coscienza mi spieghi che hai fatto oggi? :)

Poi se uno segue il Papa scopre cose di se di cui non aveva coscienza, così puo giudicare se corrispondono o meno, è il vizio o peccato originale che fa in modo che qualcosa venga nascosta, in effetti appena mangiata la mela Adamo e Eva si accorsero di essere nudi e iniziarono a nascondere qualcosa...
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