domenica, 31 maggio 2009 | in : europa
"Vivenc, ti aspetto domattina
presto, faremo cose molto belle" .
A.Gaudi

sagrada

"Siamo tutti degli strumenti
anche se estremamente
imperfetti, di una Provvidenza che
ci usa per realizzare dei grandi
disegni che ci superano.
Questa concretezza ci obbliga ad
essere molto modesti ma, al
tempo stesso, ci da una serenità
impossibile da giustificare
solamente sulla base delle
nostre esperienze personali,
considerate da un punto di
vista meramente umano".
R.Schuman

factum @ 00:06 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 27 maggio 2009 | in : europa, incontri

Il realismo di Gaudi

The Realism of Gaudí and the Hope of Europe
  (
"La Sagrada Famiglia e l'Unione Europea , due grandi opere in costruzione, una medesima speranza")
nella foto On.Mario Mauro e lo scultore E.Sotoo che preosegue a Barcellona l'opera di Gaudi

«"Un uomo è felice quando vede che i suoi figli sono felici", diceva Gaudi.
Per questo costruì a proprie spese delle scuole
all'interno della Sagrada Familia per i figli degli operai,
che potevano così stare vicino ai propri genitori e avere una vita familiare.
La felicità autentica coincide con la speranza che ci incoraggia e rassicura
quando pensiamo all'educazione dei nostri figli.
La felicità è proporzionale alla quantità di speranza.»
E.Sotoo

factum @ 23:47 | commenti (popup) | commenti
martedì, 26 maggio 2009 | in : segnalazioni

di Claudio Risé
Tratto da Il Mattino di Napoli del 25 maggio 2009
Tramite il blog di Claudio Risé

Non usciremo dai guai in cui ci ha cacciato la passione per la competizione sfrenata se non ritrovando il gusto dell’amicizia, del fare insieme, dei punti che uniscono rispetto a quelli che dividono.

Lo ha ricordato il presidente americano Obama ai giovani cattolici dell’Università di Notre Dame, impegnandosi quindi ad aiutare le donne a non abortire. Allo stesso modo, però, la pensano milioni di giovani che si incontrano nelle «communities» della rete per fare amicizia, scambiarsi pareri, e magari anche cambiare idea.

Il vecchio stile intollerante si sta sfaldando: anche chiunque abbia un blog di dibattito se ne accorge. Certo, ci sono sempre i reduci degli anni 70 che mandano messaggi tipo «morirete tutti» accompagnati da insulti irripetibili (magari in nome del pacifismo, o della «non violenza» che giurano viene loro ispirata dall’amato spinello quotidiano), ma sono in netta diminuzione, e palesemente vecchi. La maggior parte chiede, comunica e cerca, speranze. Preferisce verificare se puoi essergli amico, piuttosto che sparare al nemico. Riconosce in se stesso il bisogno di affetto, e maneggia il conflitto per sbarazzarsene, con evidente fastidio.

È da quasi mezzo secolo, dal tempo dei «figli dei fiori», degli hippy che dicevano che «tutto è amore», che non si vedeva niente del genere.

Nello studio dello psicoanalista, appare un fenomeno parallelo. Il delirio di onnipotenza che aveva ispirato fenomeni solo apparentemente opposti, come il terrorismo politico e la pirateria finanziaria, entrambi fondati sulla legge del più forte e sul disprezzo dell’altro, è entrato finalmente in una crisi profonda. L’individuo «imperiale», protagonista degli anni dell’intolleranza politica e insieme della più plateale ostentazione della ricchezza, o dell’immagine di potenza, ha perso vigore, credibilità, e forza. I suoi figli hanno progetti più a misura d’uomo, e delle risorse oggi effettivamente a disposizione. Hanno imparato che non si può fare quasi nulla da soli, e ancor meno alle spalle degli altri. Sentono il bisogno di ricostruire una rete affettiva, e si servono di quella di Internet per ampliarla e tenerla in vita.

Dal punto di vista clinico, è come se una coscienza collettiva tendenzialmente paranoica stesse lasciando finalmente spazio all’ascolto dell’altro, a una visione relazionale. D’altra parte, quest’anno i bambini nati nell’anno in cui veniva abbattuto il muro di Berlino compiono vent’anni. È finita l’epoca della chiusura e della contrapposizione, ma anche quella della conquista senza regole e principi che si cercò di affermare subito dopo. Occorre ascolto e rispetto.

I ventenni nati con le rovine del muro di Berlino cercano innanzitutto amici, mentre i loro padri in questi vent’anni avevano cercato soprattutto clienti. Le due cose, naturalmente, non sono in opposizione. I clienti serviranno anche alle nuove generazioni, consapevoli però che, per trovarli, bisogna intanto avere buoni amici.

Le coppie di amici fondatori di Google (Page e Brin), di Facebook (Zuckerberg e Moskovitz), e le compagnie amicali di tante altre avventure economiche di oggi sono lì a provarlo. È dal calore e dall’allegria dell’amicizia che nascono le idee, le iniziative, i clienti, e alla fine anche il denaro. Un circuito che ha rovesciato quello prediletto dalla generazione precedente (a cui dobbiamo la più smodata crisi finanziaria dopo il ‘29), che metteva al primo posto l’Io individuale, la sua competizione con il resto del mondo, la vittoria, e il guadagno, sempre strettamente personale, come risultante finale.

Ora invece prima di tutto l’amicizia. Il resto verrà.

coppa del'amicizia

factum @ 15:08 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 21 maggio 2009 | in : aaargh

Mi hanno premiato immeritatamente, nonostante la mia ermetica cripticità, mah non capisco, ma se c'è una ragione la ricompenso con due barzellette e una sorpresa clikkando sull'immagine...

Cosa fa un cammello in un budino?
Attraversa il ... dessert!

In una scuola elementare, l'insegnante di religione spiega:
"Noi tutti discendiamo da Adamo ed Eva". Al che Pierino alza la mano, e con aria da saputello: "Il mio papa' dice invece che noi discendiamo dalle scimmie".
Al che l'insegnante di religione ribatte: "Beh..io devo spiegare il caso generale dell'umanita', non il caso particolare della tua famiglia".

Nomino chiunque sorrida a queste barzellette come Blogger simpatico può ritirare il premio e passare la palla con più decisione di me (ps segnalatemelo sui commenti)

factum @ 22:34 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
martedì, 19 maggio 2009 | in : favole

Sabato scorso ero a Oropa, al santuario per una serata di Canti a Maria e una Lectio Magistralis su Parole in Pietra, alla fine il vescovo di Biella saluta i partecipanti della serata e racconta, per stare in tema, questa breve storiella, la scrivo come la ricordo:

C'era una grande personaggio che andò a visitare un cantiere in cui erano presenti diversi scalpellini (tailleur de pierre) completamente presi dal loro lavoro;  vedendoli così presi decise di interrogarli per saperne di più, andò dal primo:

- Cosa stai facendo?

- Lavoro la pietra (e pensava fatico, respiro la polvere, mi prenderò la silicosi)

Si rivolse al secondo:

- E tu cosa stai facendo?

- Mantengo la famiglia

Si rivolse al terzo:

- E tu cosa fai?

- Mantengo la famiglia e costruisco cattedrali!

tailleur de pierre

 

Anche un bambino nella culla,

se lo si osserva con calma,

ha l'infinito negli occhi.

Vincent Van Gogh

factum @ 22:45 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 14 maggio 2009 | in : segnalazioni, meditazioni

Da Wikipedia: Il termine overflow (in italiano: traboccamento) indica che il volume di una sostanza eccede il volume del contenitore.

Il Factum Overflow è l'incapacità che in questo momento ho di leggere tutto quanto vorrei,  di intervenire in molti Blog amici, di andare a trovare persone che non vedo da tempo, di fare la carità che vorrei fare, risultato: come bloccato faccio meno di quello che potrei fare. Come se l'occupazione principale fosse non far riempire un contenitore che sento pieno. 

Contenuto o contenitore? Dov'è il problema?

Gli Hacker o meglio i Craker sfruttano gli Overflow per impadronirsi del sistema, non sono tranquillo...

Illuminante in questo un articolo e un video.

40·10^19 bytes di informazioni e non sapere cosa farsene di Giorgio Israel

Una “autorità” accademica segnala un video dove si spiega che il New York Times produce in una settimana più notizie di quante ne accumulava in tutta la vita un uomo dell’800. Ma la conoscenza non è questione di quantità. Un’“autorità” accademica ha segnalato in giro un video dal titolo “Did you Know 3.0”, presentato come utile a «pensare la knowledge society». Il succo del video è che viviamo in “tempi esponenziali” e governati dalla comunicazione. Si spiega che stiamo preparando studenti per lavori e per usare tecnologie che non esistono ancora e per risolvere problemi che ancora non sappiamo che siano tali. Si racconta che un ottavo delle coppie sposate negli Stati Uniti negli ultimi anni si è conosciuto in rete: bisogna vedere come va a finire. Il primo paese al mondo per internet a banda larga è Bermuda, mentre gli Usa sono soltanto al 19esimo posto e il Giappone al 22esimo: quindi Bermuda è al vertice della knowledge society? Il numero di anni necessari perché un messaggio pubblicitario raggiunga 50 milioni di persone è 38 per la radio, 13 per la tv, 4 per internet e 2 soltanto per Facebook. Le comunicazioni telefoniche triplicano ogni sei mesi e il numero di apparati internet da 1.000 nel 1984 è passato a un miliardo nel 2008.
Ma la parte più interessante riguarda il modo tutto quantitativo con cui si tratta la “conoscenza”. Secondo il filmato il 25 per cento della popolazione indiana ha il massimo di IQ (quoziente intellettivo), più della popolazione statunitense. Si dà per scontato che chi ha un alto IQ sia “intelligente”, mentre sappiamo che questo parametro di valutazione è a dir poco di-scusso. Nel 2006 venivano fatte 2,6 miliardi di ricerche al mese su Google, oggi ne vengono fatte 31 miliardi al mese. A chi venivano rivolte queste domande?, si chiede il filmato. Forse non bisognerebbe fare tante domande, soprattutto sarebbe bene astenersi dal fare domande inutili o cretine. Informa ancora il video che una settimana del New York Times offre più informazione di quanta ne poteva accumulare un uomo dell’Ottocento in tutta la vita. Inoltre quest’anno sono stati generati 40·1019 bytes di informazione, più di tutti i 5 mila anni precedenti. Ma è proprio sicuro che una dose così massiccia di notizie serva davvero a trovare risposta a qualche domanda sensata? Infine, pare che la lingua inglese contenga oggi circa 540 mila parole, più di cinque volte quante ne avesse all’epoca di Shakespeare. Nonostante tale ricchezza di vocabolario, di Shakespeare oggi se ne vedono pochi in giro e la gente continua ostinatamente a leggere quello “povero”. Anche il numero di parole dell’ebraico biblico è disperatamente modesto. Eppure la Bibbia continua ad essere il libro più letto al mondo. Quando morì il celebre filosofo Spinoza in casa gli trovarono meno di trecento volumi. Eppure i più accaniti paladini della postmodernità tecnoscientifica – per esempio, il neuroscienziato Jean-Pierre Changeux – non trovano di meglio che rifarsi all’autorità di Spinoza.
Il filmato termina saggiamente lasciando aperta la domanda: «Cosa significa tutto questo?». A me pare che significhi che la crescita quantitativa è utilissima ma la conoscenza non si riduce né all’informazione né alla comunicazione. Non basteranno un trilione di terabytes a unificare meccanica quantistica e relatività o a decidere se la teoria delle stringhe funzioni. Sarebbe auspicabile saper gestire il flusso crescente di informazione senza dimenticare i grandi problemi della conoscenza che ci stanno aperti di fronte.
L’“autorità” accademica consiglia il video a “conservatori” e “laudatores tempore acti”. Per parte mia, vivo contento nelle innovazioni tecnologiche che ritengo di saper usare meglio di molti lodatori del presente. Oltretutto riesco ancora a scrivere correttamente “laudatores temporis acti” senza bisogno di ricerche su Google.

 

factum @ 21:17 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
domenica, 10 maggio 2009 | in : coincidenze

Corrispondenza

“La modalità con cui l’avvenimento cristiano diventa presente è l’imbattersi in una diversità umana che ci colpisce e ci attrae perché – sotterraneamente, confusamente, oppure chiaramente - corrisponde ad una attesa costitutiva del nostro essere, alle esigenze originali del cuore umano” LG

corrispondenze

I diritti umani

"In senso stretto, questi diritti umani non sono verità di fede, sebbene si possano scoprire, e di fatto acquistano piena luce, nel messaggio di Cristo che "rivela l'uomo all'uomo stesso" (Gaudium et spes, n. 22). Essi ricevono ulteriore conferma dalla fede. Tuttavia non si può negare che, vivendo e agendo nel mondo fisico come esseri spirituali, uomini e donne constatano la presenza pervasiva di un logos che permette loro di distinguere non solo fra vero e falso, ma anche fra buono e cattivo, migliore e peggiore, giustizia e ingiustizia. Quest'abilità di discernere, questo intervento radicale, rende ogni persona in grado di cogliere la "legge naturale", che non è altro che una partecipazione alla legge eterna: "unde... lex universalis nihil aliud est quam participatio legis aeternae in rationali creatura" (San Tommaso d'Aquino, ST I-II, 91, 2). La legge naturale è una guida riconoscibile da tutti, sulla base della quale tutti possono reciprocamente comprendersi e amarsi. I diritti umani, quindi, sono definitivamente radicati in una partecipazione di Dio, che ha creato ogni persona umana con intelligenza e libertà. Se si ignora questa solida base etica e politica, i diritti umani restano fragili perché privi del loro saldo fondamento." BXVI qui tutto

factum @ 16:53 | commenti (popup) | commenti
domenica, 03 maggio 2009 | in : incontri, buono
Qualcuno pensa al relatore stanco e come la volta precedente gli fa trovare della birra,  molti sono lì per un indizio che è capitato nella loro strada: "qui c'è qualcosa di buono", lui pensa all'infinito.

birra abbazia

"Birra! Che gentili. E poi è un buon indizio per il futuro: è la seconda volta e non c'è due senza tre. Stabilite due punti e stabilite una retta che va all'infinito. Alla salute di chi ha avuto il pensiero e di tutti! " LG
factum @ 17:47 | commenti (20)(popup) | commenti (20)

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