venerdì, 28 novembre 2008 | in : musica, aaargh

Oggi oltre al compleanno di Martayensid è il mio secondo CompleBlog.

Vi regalo la canzone "La sua figura" che ho recentemente scoperto, in una versione c'è la s di sua minuscola, poi ho scoperto che la S è maiuscola e che è stata ispirata da questi versi:

"Scopri la Tua Presenza,
mi uccida la tua vista e la Tua bellezza.
Sai che la sofferenza
d'amore non si cura
se non con la Presenza e la figura."
San Giovanni della Croce

  

factum @ 23:00 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
giovedì, 27 novembre 2008 | in : incontri

Torino e la crisi, un capitolo lungo questa cità è abituata a vivere con questo termine: crisi, adesso la questione si fa più grave, più diffusa, si vede anche dalle famiglie che chiedono aiuto ai Banchi di Solidarietà, e l'elenco delle ditte che chiudono o in crisi aumenta: Motorola , Dayco, Michelin, Bertone , Pininfarina ...

La Motorola ha deciso di chiudere a Torino, 330 persone in gran parte ingegneri di alta formazione, dai 30 ai 35 anni a casa.

Motorola

Ho sentito un giudizio di questa crisi da parte di alcuni lavoratori della Motorola che mi ha interessato e incuriosito per la loro diversità rispetto alla lamentela comune, propongo alcuni stralci di qualche appunto che ho preso:

"La perdita improvvisa del lavoro ci scuote dalla tranquillità: guardandoci indietro, anche di poco, non ci sembrano effimere le nostre sicurezze? Ma se ci abbandoniamo alla sfiducia e alla rabbia, manchiamo la possibilità di capire veramente ciò di cui abbiamo bisogno."

"Possiamo avvertire che il nostro cuore, dietro al bisogno del lavoro, dei soldi, della famiglia, della salute, domanda niente meno che la felicità.  Nei rapporti veri, nelle amicizie vere sperimentiamo un inizio di risposta."

"Le circostanze non definiscono il valore del mio io (il mio valore  non è dato dal lavoro, dalla stabilità sociale, dalla salute). Sentirci creature amate (oggi sentiamo l'abbraccio più intenso delle nostre famiglie,  dei nostri amici e la rinnovata confidenza tra noi) impone un positivo per cui  vale la pena alzarci tutte le mattine e ripartire."

"E' fondamentale iniziare da un giudizio della realtà in tutti i suoi fattori: le persone, il mondo del lavoro, le istituzioni, il territorio, il momento congiunturale. Le opportunità non sono infinite e l'iperattivismo sappiamo come non possa essere garanzia di  successo per tutti."

"Forse oggi il "nostro" progetto non si può realizzare. Ma se prendiamo seriamente quello che c'è alla radice dei nostri  bisogni, potremo cogliere risorse e spunti andando al di là della pretesa di ciò che pensiamo ci sarebbe dovuto. Nessuno di noi si è fatto da solo, siamo tutti figli: con un'intelligenza nuova potremo aderire al progetto buono di un Altro che ci ha fatti con questo cuore inquieto e destinati alla felicità  secondo il "suo" progetto."

factum @ 12:49 | commenti (popup) | commenti
martedì, 25 novembre 2008 | in : era ora
grifondoro coronato
factum @ 22:10 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, 22 novembre 2008 | in : musica, poesie
e
se il
mio canto
fosse segno
di un amore eterno?

factum @ 21:56 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 20 novembre 2008 | in : segnalazioni, bello

E' qualche giorno che non scrivo, il silenzio, non è che non è successo nulla, ma quello che capitato è da digerire, da fare proprio, da far diventare carne mia.

Nel frattempo ho visto questo film in italiano, l'avevo già visto in russo con sottotitoli in francese, e più o meno avevo capito il senso, ora l'ho capito un po' di più, anche se per la seconda parte ho scelto la lingua russa con i sottotitoli in italiano, rende di più e si entra meglio nell'atmosfera di questo monastero russo.
Il film me l'ha regalato mia moglie, la versione italiana è allegata a Famiglia Cristiana del 2 nOVEMBRE, si trova dalle Paoline, non è distribuito in altro modo. (forse tra un po' su p2p).

Dopo l'antefatto il film inizia con la preghiera continua di un monaco, una prerogativa dei monaci russi la preghiera coninua, come già lessi nei "Racconti di un pellegrino Russo": «Entrammo nella sua cella e lo starets prese a dirmi: "L'ininterrotta Preghiera di Gesù è l'invocazione continua e ininterrotta del divino Nome di Gesù Cristo con le labbra, con la mente e con il cuore, nella visione mentale della sua presenza costante e nell'invocazione della sua pietà, durante ogni occupazione, in ogni luogo, in ogni tempo, anche nel sonno. La Preghiera si compone di queste parole: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me !"».

Un peccato, un omicidio trasforma la vita di questo uomo da mozzo, a guardiano della caldaia di un monastero, da persona normale a santo, da uno qualsiasi a persona ricercata per le guarigioni, da uno che si nasconde a uno che sa leggere il cuore e la vita dell'altro con uno sguardo. Riconosce anche il diavolo quando c'è perchè ne aveva fatta esperienza, conosceva le fattezze.

E il silenzio, anche li.

Ostrov L'isola Lounguine

Questo post ha anche una dedica,

è stato scritto pensando anche a Cabasilas

che tra due giorni inizierà un periodo di meditazione e silenzio.

 

factum @ 11:30 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
sabato, 15 novembre 2008 | in : segnalazioni
Non posso vedere il mio Blog nero, per ora metto questo, come segno di una speranza, finché c'è gente così i nostri occhi hanno una luce con cui guardare. (Grazie a Sguardoleale.)

Il testo integrale della lettera inviata dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, alle Suore Misericordine di Lecco che ospitano Eluana Englaro.

 Carissime Suore Misericordine, mentre in questi giorni si moltiplicano le notizie, le decisioni e le prese di posizione sulla vicenda di Eluana Englaro, ho pensato spesso a voi, ai vostri sentimenti, alla vostra trepidazione, al vostro servizio quotidiano e soprattutto alle vostre preghiere.
 Lo sanno tutti che per voi Eluana non è un 'caso', ma una persona, una giovane donna che, con la collaborazione del personale sanitario della vostra Clinica 'Beato Luigi Talamoni', accudite da anni senza clamori, con competenza e gratuito amore. Una donna ferita nel corpo e nella mente, una donna il cui stato di coscienza resta per noi un mistero, ma che è e rimane nella pienezza della sua inviolabile dignità di persona. Avete accolto Eluana nella vostra casa ed è entrata nella vostra vita, ricevendo e donando amore.
  La notizia della recente sentenza della Corte di Cassazione ha riempito di profonda tristezza il mio animo di uomo, di credente e di pastore della Chiesa di Milano. Sino all’ultimo momento ho sperato e pregato che fosse rispettata la vita e la dignità personale di questa giovane donna. Anche ora che la drammatica vicenda della sua esistenza terrena sembra irrimediabilmente consegnata ad una conclusione irragionevole e violenta, rivolgo ­sperando contro ogni speranza - la mia supplica a Dio, Signore della vita. A lui chiedo che, secondo i disegni della sua misericordia onnipotente, non lasci mancare un’estrema opportunità di ripensamento a quanti si stanno assumendo la gravissima responsabilità di procurarle la morte, privando dell’acqua e del nutrimento questa Sua amata creatura.
...
  Vedo in voi, carissime suore, la sintesi viva ed esemplare di ciò che la Chiesa di Cristo è chiamata anzitutto a compiere - con il suo amore quotidiano concreto e nascosto - a favore di chi è più debole e più solo. In realtà sono molti gli uomini e le donne di buona volontà che - nelle nostre comunità e non solo - vivono questa carità autenticamente cristiana nei confronti di chi soffre.
...
  Auguro che il vostro impegno a servizio dei sofferenti sia sostenuto e consolato da una speranza certa: il Signore da sempre abbraccia e immerge nella sua luce di verità e di salvezza la vita di Eluana e delle tante persone che si trovano in condizioni simili.

  Una luce che le tenebre dell’ingiustizia e della presunzione umana non possono oscurare né sopraffare. Una luce che continua a splendere e ad offrirsi a tutti, anche a coloro che ancora non la accolgono.

  Mentre vi benedico di cuore, sorelle carissime, e imploro ogni grazia necessaria alla vostra missione di carità e misericordia, confermo a ciascuna di voi la mia vicinanza ed il sostegno paterno alla vostra meritoria opera in favore dei malati e dei sofferenti che richiedono particolari attenzioni e cure.
  E alla vostra continua preghiera per Eluana, unisco la mia e quella di tante persone che vivono con grande amarezza questi momenti così tragici, ma che non hanno perso la speranza nel Signore della vita.
  Con grato affetto
cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano
factum @ 19:08 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 14 novembre 2008 | in : aaargh
da IL GIORNALE n. 273 del 2008-11-14 pagina 1

UN ORRORE CHE CI DIVORERÀ
di Mario Giordano

Per la prima volta, dopo mesi, oggi mi fa paura il foglio bianco. Non riesco a scrivere. Osservo la foto di Eluana e penso che dentro quegli occhi che ti guardano e non ti vedono c'è tutto il mistero della vita e della morte. C'è il senso della nostra esistenza. Ci sono i nostri ricordi, il passato, il futuro, c'è il nostro credo e la nostra speranza. Ho conosciuto da vicino il dramma del coma, sono entrato in quelle stanze piene di scienza e vuote di speranza, ho accarezzato mani vive sapendo che quelle mani non avrebbero potuto accarezzarmi mai più. So cosa significa fissare un volto caro sapendo che è lo stesso eppure ormai non ti riguarda, so cosa vuol dire il dramma di quei tratti che restano così vicini eppure diventano immensamente lontani, sempre familiari eppure come già in un altro mondo.
So che tutto questo lacera le coscienze, ci interroga nel profondo. Meriterebbe un po' di silenzio, anziché la solita gazzarra. Ieri, dopo la sentenza della Cassazione, c'era chi esultava. Come si faccia a esultare per una giornata che profuma di angoscia e di morte, Dio solo lo sa. Verrebbe voglia di chiedere la moratoria delle dichiarazioni. Sono stato 50 giorni a interrogarmi di fronte al coma di mio padre, e mi sembrava impossibile da reggere. Dunque m'inchino di fronte al dolore disumano del papà di Eluana che da 16 anni vive immerso in un'angoscia che si rinnova. Daremo voce nel Giornale, come sempre, alla sua posizione. E daremo conto nei prossimi giorni delle opinioni di chi crede che di fronte al progredire della scienza è diventata irrinunciabile una legge sull'eutanasia. Ma io oggi, ve lo devo confessare, ho paura di questo foglio bianco. Scusate, ma lo penso: di una condanna a morte non avevo scritto mai.
Dicono che Eluana morirà dolcemente, e non è vero: morirà dopo una lunga agonia. Dicono che a Eluana staccheranno le spina, e non è vero: in realtà smetteranno di nutrirla. Dicono che era accanimento, e non è vero: non si accaniscono, le danno solo il cibo per vivere. Dicono che Eluana voleva così, e magari è vero: ma di quante Eluana dovremo occuparci d'ora in poi? Il fatto è che da ieri si può, con una sentenza di tribunale, smettere di dare da mangiare e da bere a una persona che non può nutrirsi da sola. Quanti malati gravi può riguardare? E se vale per Eluana perché non per Maria o Giovanna o Antongiulia? E se vale per chi è in coma perché non per un disabile psichico, incapace di intendere e di volere? Chi stabilisce qual è la vita che vale la pena di essere vissuta e quale invece può essere interrotta? Un giudice? E in base a quali codici?
Eluana mi commuove, la sua fine mi sgomenta, ma il «caso» mi atterrisce. Se penso a quello che accadrà alla ragazza rabbrividisco: saranno giorni di tormenti, come per Terri Schiavo. Ma se penso a quello che accadrà a noi, se possibile, rabbrividisco ancora di più. Perché il «caso» singolo, circondato da umana comprensione e ovvia pietà, rischia di diventare il grimaldello del liberatutti, il lasciapassare per ogni esagerazione. È sempre stato così. Quando si parlava dell'aborto, per esempio, spesso si citavano casi limite: ragazze stuprate, minorenni, magari in condizioni di disagio. Non volete ammettere l'interruzione di gravidanza in queste situazioni? Poi, una volta ammessa, se n'è fatta una pratica consueta, un'abitudine, il surrogato del preservativo. Succederà così anche con l'eutanasia? Durante quei 50 giorni attorno al letto di mio padre, sono stato tentato più volte di chiedere ai medici di interrompere l'agonia. Non escludo che l'abbiano fatto, non escludo che lo facciano regolarmente. In cuor mio, forse, l'approvo pure: la disperazione merita sempre comprensione. Ma usare la disperazione per scavalcare il Parlamento e introdurre, via tribunale, il diritto di uccidere chi non si può nutrire da solo non è comprensione. È un errore e un orrore. Anzi, di più: è un orrore mostruoso, che ci divorerà.
factum @ 14:22 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 12 novembre 2008 | in : meditazioni

Poco tempo fa...
A - Perchè proprio a me? - con un accenno di fastidio e di insofferenza
Factum - Non lo so - con la faccia piena di mistero

Bimbi

Qualche anno fa...
Factum - perchè mi capita questo? - con sofferenza e passione
P - Perchè lo chiedi a me, chiedilo a Lui. - indicando un'immagine sacra
Factum - già...

factum @ 09:16 | commenti (3)(popup) | commenti (3)

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