Dovrei fare un post sull'incontro dei Bloggers, ma altri più bravi scriveranno, e poi questo che ho letto oggi non è detto che non c'entra.
A Firenze, in una scuola, un ragazzo di quindici anni è improvvisamente morto. Nessuno dei professori e dei docenti di quella classe è andato al funerale di questo ragazzo. Dopo questo evento la classe è “esplosa” nel senso che nessuno li teneva più ed era capace di imporre loro una minima disciplina tanto che, di fronte all’impossibilità di raddrizzare in modo accettabile la situazione che si era venuta a creare, il corpo docente ha deciso di abbandonare questi ragazzi.
Li ha letteralmente raccolti una professoressa.
Nella prima lezione ha dovuto spiegare cos’è il positivismo. Il concetto fondamentale di questa posizione di pensiero è che la storia dell’umanità è un continuo cammino verso la riduzione dell’ignoto e tale fenomeno di conquista di ciò che l’uomo ancora non comprende avviene principalmente attraverso il progresso della scienza. La stessa esistenza di Dio è strettamente correlata all’ignoto nel senso che l’uomo, nel corso della sua storia e del suo divenire, ha dato il nome “Dio” a quello che non era riuscito ad afferrare con la conoscenza rendendo chiaro, per tal via, come il progresso scientifico fatalmente avrebbe sempre più ridotto la presenza di Dio e la sua necessità per l’uomo proprio perché erodeva l’area dell’ignoto riempiendola dei progressi acquisiti con la conoscenza scientifica.
Ha poi applicato questo pensiero apparentemente convincente a quello che era accaduto.
La mamma di quel ragazzo di quindici anni che era morto sicuramente, dall’autopsia che è stata eseguita, ha potuto esattamente sapere come è morto suo figlio, mentre invece se la stessa cosa fosse accaduta 3.000 anni fa la mamma del ragazzo deceduto ragionevolmente non avrebbe mai saputo di cosa era morto suo figlio: in questo sicuramente consiste il progresso scientifico che permette una conoscenza più approfondita di come le cose accadono. L’una e l’altra madre, tuttavia, hanno il problema di capire “perché” è accaduta una cosa del genere e quale sia per loro il significato di quanto è capitato: di fronte a questa domanda (che appare subito molto più fondamentale e decisiva dell’altra) la posizione della madri, adesso come 3.000 anni fa, è assolutamente identica e la scienza non riesce – nonostante i suoi progressi – a fornire alcun aiuto nella risposta. E’ un insondabile Mistero quello che guida la vita degli uomini.
A questo punto la professoressa si è rivolta alla lavagna – dove aveva disegnato un cerchio per significare la realtà e cercare il posto da assegnare in essa a Dio – ed ha chiesto ai ragazzi: dove mettiamo Dio nella realtà? Uno dei ragazzi, particolarmente amico di quello che era morto, ha risposto: «Su tutta la lavagna e sposti anche Dio».
E’ a quel punto che il ragazzo le ha chiesto: «Ma lei è cristiana?» e, alla sua risposta positiva, le ha confidato che lui, da quando il suo amico era morto, aveva smesso di andare in Chiesa. Infatti, affermava, almeno il medico dà delle risposte che saranno magari parziali ma in qualche modo tendono ad affrontare il problema, mentre i preti questa capacità non ce l’hanno.
Lei ha accusato il colpo e sentiva di dover dare una risposta. Ha allora ripreso: se, di fronte al tuo bisogno, io ti regalassi un libro che spiega cos’è l’amore, tu non te ne faresti niente perché il tuo bisogno si colma veramente solo di fronte ad uno che ti ama. Lui ha sbattuto il pugno sul tavolo ed ha esclamato: «Questa è la cosa che mi ha fregato!».
Ci sono domande che non esigono come risposta una spiegazione, ma una Presenza. Non tutto quello che accade si può spiegare, ma l’importante è essere lì in nome di un Mistero che magari non sappiamo spiegare ma che sappiamo che c’é.