sabato, 29 dicembre 2007 | in : incontri, opposti

Un confine è un punto di termine, qualcosa finisce, e al di là ce ne è un altra, che non sempre si conosce.
Può essere un confine di spazio: una strada, una riva, uno stato, una spiaggia con il mare a rappresentare l'infinito, il mistero.
Puo essere un confine di tempo: la sera che arriva, un anno nuovo, un bimbo che nasce che ti acccompagna nel futuro.
Due pennelate di canzoni cantano il confine, di qua il passato, di la il mare, e l'uomo in mezzo tra il passato e il Mistero.

Radici

La casa sul confine della sera
oscura e silenziosa se ne sta,
respiri un'aria limpida e leggera
e senti voci forse di altra età,
e senti voci forse di altra età...

Confine

Confine

L’uomo fermo davanti al mare aveva occhi di bambino,
ma la faccia segnata dal tempo raccontava il suo cammino.
Era già sera quando i marinai
ritornano col cuore nelle case,
era già sera e cercava un segno:
una vela all’orizzonte che non c’era.

factum @ 11:15 | commenti (22)(popup) | commenti (22)
mercoledì, 26 dicembre 2007 | in : natale, bello

Francesco Alberoni, Giorgio Calabrese, Primo Vercilli, Padre Enzo Bianchi, Camillo Langone, Marco Gatti, Giovanna Ruo Berchera sono stati tra i primi firmatari del Manifesto lanciato da Papillon per scacciare il disagio e lo stress delle feste di fine anno. Qui di seguito il testo completo del manifesto. Per leggere le altre adesioni e dare la propria andate sul blog!

NATALE E CAPODANNO?

DIECI CONSIGLI PER MANDARE A QUEL PAESE IL MENU

Oddio le feste, il pranzo di Natale e quello di Capodanno, il sovrappeso, lo stare tanto a tavola, il cerchio alla testa, dove vado poi a dormire quando è finito il pranzo?
Il disagio avanza, incombe, soprattutto quando si è ospiti. E la chiamavano festa…
Diciamola tutta, i festeggiamenti di fine anno sono un cumulo di stress e nel 90% risultano anacronistici, fuori misura e fuori attualità.
Dieci consigli? Eccoli

1- Non sia la quantità a ispirare un pranzo: lo fai solo per ostentazione, ma il dopoguerra è ormai lontano. Allora si doveva esorcizzare la fame; oggi siamo tutti ipernutriti e accanto a noi c’è sempre qualcuno che ha patologie legate all’alimentazione. Perché metterlo a disagio? Già la festa… per chi?

2- La donna di casa non stia più relegata tutto il tempo in cucina. Per celebrare il dio cibo, lui e lei si fanno in quattro, ma chi è venuto a casa nostra vuole stare insieme con noi, non con il bicchiere di vino in mano e la faraona in tavola, mentre chi ci ospita è in ritardo con i contorni o i dolci.

3- Abolire una volta per tutte il menu italiano (così detto “menu alla russa”) con la sequenza di portate: antipasti, primo, secondo, dessert (comprensivo di formaggi e dolci).

4- Mettere in tavola in due sequenze, come fossero due quadri, le pietanze.
Prima scena con antipasti e assaggi vari di cui ognuno possa servirsi a piacimento e in quantità desiderata. E anche i padroni di casa non siano impegnati a cuocere. Secondo scena, con zuppe, insalate varie e piatti di sostanza.

5- Durante i festeggiamenti sia uno il piatto importante che segni quella festa, il resto siano assaggi di contorno. Se è una faraona ripiena, si celebri la faraona con i contorni rinfrescanti di almeno tre verdure (una cotta e due fresche), e i vini adeguati. Ma non si ceda a far diventare importante anche il primo, che forse è un piatto in più nell’economia del menu.

6- A Natale e a Capodanno si uccidano i tempi morti a tavola con questo esempio di menu alla francese, già in uso alla corte dei Savoia nell’Ottocento.

7- Si aboliscano le paste ripiene. Anche perché la farcia nasce come recupero – il giorno dopo – del piatto importante della festa, avvolto nella pasta. Quindi rimandiamo questo piatto al suo posto: il giorno dopo.

8- Che in casa quando si fa festa ci sia musica (e anche musicanti), possibilità di giocare insieme, spazi socializzanti per i fumatori (almeno una volta l’anno facciamo loro un regalo), che non condizionino gli altri.

9- Il vino sia dosato al massimo in spumante come apertura, ma lasciando la possibilità a chiunque di concederselo a tutto pasto. Quindi un vino bianco e un vino rosso (importante quanto l’importanza del piatto) e infine si chiuda con un vino dolce leggero, un Asti, un Fior d’Arancio, una Malvasia, un Brachetto. Qualcuno può avere anche il disagio di mettersi in auto; in ogni caso aboliamo i vini passiti a fine pasto (si chiamano infatti – secondo Veronelli – “vini da conversazione” o “vini da meditazione”, non da fine pasto). Questi, alla fine, non fanno altro che appesantire un lauto pranzo.

10- Se con il panettone e i dolci vanno bevuto vini e spumanti dolci (errore e gusto stridente mettere un brut con un dolce), a Capodanno non fate il botto sciocco, ma per augurare ogni bene a chi vi sta accanto aprite la miglior bottiglia della vostra cantina. Non farà il botto, ma almeno sarà memorabile.

Alla fine di tutto questo avremo recuperato:
- il senso della festa e dello stare insieme
- la simpatia dei nostri ospiti che non si saranno sentiti imbrigliati in una forma a cui dire di no
- il tempo dello stare insieme che veniva regalato solo alle mandibole (che palle!)
- e infine avremo anche risparmiato, il che non guasta in questi tempi.

Su tutto si scelga la qualità dei prodotti di stagione, senza far mancare la frutta fresca e le verdure. Si fa festa quando si mangia una cosa memorabile, non quando si segue una forma. Buone feste a tutti!

Paolo Massobrio

Scarica il manifesto in pdf

cioccolato


factum @ 16:05 | commenti (17)(popup) | commenti (17)
lunedì, 24 dicembre 2007 | in : natale
Per chi c'era e chi non c'era.


Telefoto008_smallPresepe vivente alla Chiesa del Cafasso da Don Gottardo, (eravamo tantissimi, non ci si girava).

Sou feliz, Senhor,
porque tu vais comigo:
vamos lado a lado,
es meu melhor amigo.

Sono felice,Signore,
perchè tu cammini con me:
andiamo lato a lato,
tu sei il mio migliore amico
factum @ 16:56 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 20 dicembre 2007 | in : natale
Cercherò per questo post di essere meno criptico del solito quindi:
 
Buon Natale
 
Vi lascio con ascolto di un mio mito Dolores O'Riordan



 
 Grazie a mia figlia per l'idea

Il piccolo tamburino

Vieni, mi dissero, a vedere il nostro re appena nato.
Portiamo i nostri doni più belli Per deporli ai suoi piedi,
così gli renderemo onore, quando giungeremo là.

“Piccolo Gesù, come te sono un ragazzo povero.
Non ho doni da portare che siano adatti ad essere offerti al nostro Re.
Vuoi che suoni per te sul mio tamburino?”

Maria fece cenno di sì chinando il capo. Il bue e l’agnello battevano il tempo.
Ho suonato il mio tamburo per Lui. Ho suonato meglio che potevo per Lui.
E allora egli sorrise, a me e al mio tamburo.

factum @ 19:42 | commenti (15)(popup) | commenti (15)
mercoledì, 19 dicembre 2007 | in : meditazioni, opposti
Vedete è la stessa fermata.
Non c'è più, neanche in consolle.
E' stato pulito con tanto di data.
Come i Babbo Natali dei balconi che dicono che arrivano i regali, che è festa,
una festa ripulita con tanto di data.

Telefoto015_smallMa d'altronde anche 20 secoli fa è andata così,
e la gioia non ci manca, tanti l'hanno sperimentata,
e il bambino si fa incontrare ancora.
factum @ 12:38 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
martedì, 18 dicembre 2007 | in :
Non si può negare l'eccezionalità di quell'uomo.
E se il mondo fosse, come per molti ragazzi lo è, una discoteca allora:

Telefoto013_Small
Sicuramente è di cattivo gusto, un provocazione, ma alla fermata del pullman questa frase diceva di più di  altra gente che aspettava immersa dentro ai fatti suoi.
factum @ 08:39 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, 15 dicembre 2007 | in : segnalazioni
Strano questo post, è uno di quelli che vuoi scrivere e nello stesso tempo tentenni perché non lo vorresti scrivere mai.
6 dicembre 2007 - Tragedia durante il turno di notte nell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino: muoiono degli operai altri ancora stanno combattendo con le ferite.
Si sta avvicinando il Natale e per quelle famiglie sarà una festa piena di sofferenza, un dolore anche per noi che a Torino festeggeremo il Natale.
Lascio alcuni spunti che mi hanno colpito, vanno un po' controcorrente, e non ci lasciano fuori, perchè è facile avere un immagine di uomo, è difficile stare davanti a un uomo.
Dal Natale ci è stato insegnato questo: stai davanti a un uomo solo se segui chi da la vita per te, chi da la sua vita per farti avere una speranza più grande, e seguendo cerchi di dare la tua vita.

Operai 2007

14/12/07 12:28 - Cardinal Poletto: "Operai vittime d'amore"
I quattro operai morti sono «autentiche vittime d’amore», ha sottolineato il cardinale Poletto in uno dei passaggi più toccanti della sua omelia. «Sì - ha aggiunto rivolto ai parenti - perchè andavano al lavoro per dare una sicurezza economica alle vostre famiglie e questa loro fatica quotidiana è diventata un vero sacrificio d’amore per voi, pagato col prezzo altissimo della vita stessa».

Mons. Luigi Giussani, nell’omelia per i funerali dell’amico scrittore, il 18 marzo, ha rievocato il primo sofferto albeggiare dell’esperienza del perdono nell’infanzia di Testori: “Quando tu eri piccolo - l’hai raccon­tato tu - e il Bambino Gesù ti aveva portato molti doni, tu li mostrasti con sussiego al figlio del portinaio e dicevi: “Io sono il figlio del padrone!”. E quello se ne andò via piangendo. Vistolo pian­gere, tuo padre, per cui gli operai erano parte della sua carne e del suo corpo come la sua famiglia, domandò il per­ché. E quel bimbo disse il perché; così che il giorno dopo tu, messo in ginoc­chio da tuo padre di fronte a tutti gli operai, dovesti dire: “Perdono, perdo­no!”. Questa è la parola! La più grande parola che l’uomo possa ripetere è rima­sta ficcata dentro il tuo cuore e il tuo corpo, dentro la tua personalità”.

Per ultimo uno spunto di F.Cavallari sul perchè non possiamo dirci fuori e perchè non si può solo urlare "Assassini, Assassini" (clik su radioformigoni)

Formigonihttp://www.radioformigoni.it/ascolta.asp?path=1615_torre_babele_14_12.mp3
factum @ 23:55 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 13 dicembre 2007 | in : incontri, meditazioni
Ieri sera liturgia peniteziale, ci si prepara per l'avvento, confessandosi, chiedendo perdono.
Insieme si fa il gesto: una breve meditazione inizale, il coro che ci accompagna con dei canti e poi il tuo "esame di coscienza" il tuo essere davanti alla Verità con la tua vita e le tue mancanze.
Metti a fuoco le cose da dire, che magari non vorresti, poi sei pronto e hai l'impressione che tutto sia già stato fatto, manca solo una cosa rendere questa cosa attività, gesto, concretezza accompagnare con il corpo questo esame e renderlo rapporto.
Ti alzi e ti siedi davanti al sacerdote e inizi a raccontare.
Non mi piace usare la confessione come occasione per parlare con un prete, si devono snocciolare le mancanze, il tempo perso non altro.
Qui comincia la sorpresa, dopo un inizio generico, "di mestiere" diremmo, si inizia a cambiare passo, il sacerdote se ne accorge, mi fa dire e mi da l'assoluzione, faccio per alzarmi ma mi ferma e inizia a parlare di un incontro che ha fatto e che gli ha cambiato la vita, mi racconta di una persona e del suo primo incontro con lei:
- Mi piacerebbe rivederti per continuare il rapporto - gli dice
- Si, ma solo se è un incontro con Cristo, altrimenti non mi interessa - risponde questa al sacerdote.
E ci troviamo a parlare quasi a parti invertite lui che parla dell'incontro e io che riconoscendomi in molte cose, con l'autorità della sofferenza gli puntualizzavo pezzi del suo racconto, gli evidenziavo le analogie con la mia esperienza.
- Al cuore, all'essenzialità bisogna andare, togliersi di dosso molte cose! - mi raccomanda
Dopo diversi minuti mi chiede:
- Ma te l'ho data l'assoluzione?
- Si
- Allora adesso una bella preghiera, Ciao

E' cosi che Qualcuno si è mosso verso di me, ieri sera.

Claudi Koll
factum @ 09:42 | commenti (8)(popup) | commenti (8)

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