"I cristiani che non erano stati condannati a morte erano fatti schiavi o mandati a lavorare nelle miniere. Fra le località di deportazione si dava la preferenza ai villaggi di Miserègne sopra Fénis e di Dolonne sopra Courmayeur, dove già da quei tempi esistevano delle cave di metalli. Qui i disgraziati, penando fra le sofferenze indicibili, scontavano la colpa di restar fedeli alla religione cristiana. San Giuliano fu precipitato dall'altissima rupe del monte che porta il suo nome: un oratorio prima e una cappella poi venne eretta sul punto preciso dove fu ritrovato il suo corpo che secondo la tradizione, venne murato nello spessore del muro. San Giuliano era stato condannato a lavorare in quelle cave di pirite in cui esistono ancora attualmente dei grossi mucchi di scorie. Miserègne era detto a quei tempi "Victus Servorum Misericordiam Clamantium", la borgata degli schiavi che invocano pietà. Gli abitanti di Fénis ne celebrano la festa il primo giovedì di maggio ed in quel giorno salgono numerosi alla cappella in pio pellegrinaggio". (da Sette Secoli di Storia Valdostana - Abbé Henry)

L'eremita Champier rimase a Fénis per molto tempo. Negli ultimi anni della sua vita, si ritirò à Valpelline, vicino alla sua parrocchia, e si costruì una piccola dimora da eremita a sinistra della cappella di Notre-Dame des Neiges sur les Vignettes. Morì prima del 1830.
L'ultimo eremita di San Giuliano (1830-1864) fu Jean-Pantaléon Lavy: morì il 14 dicembre 1864.
...Quando si burlò scherzosamente di lei, per la sua mancanza di conformità al volere di Dio e di rassegnazione ai Suoi visibili decreti manifestata con l'interferenza di lei nel suo imprigionamento a Plock, egli ottenne più di quello che chiedeva. 






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