lunedì, 30 luglio 2007 | in : segnalazioni, bello
Post veloce per far sapere dove sono stato...

"I cristiani che non erano stati condannati a morte erano fatti schiavi o mandati a lavorare nelle miniere. Fra le località di deportazione si dava la preferenza ai villaggi di Miserègne sopra Fénis e di Dolonne sopra Courmayeur, dove già da quei tempi esistevano delle cave di metalli. Qui i disgraziati, penando fra le sofferenze indicibili, scontavano la colpa di restar fedeli alla religione cristiana. San Giuliano fu precipitato dall'altissima rupe del monte che porta il suo nome: un oratorio prima e una cappella poi venne eretta sul punto preciso dove fu ritrovato il suo corpo che secondo la tradizione, venne murato nello spessore del muro. San Giuliano era stato condannato a lavorare in quelle cave di pirite in cui esistono ancora attualmente dei grossi mucchi di scorie. Miserègne era detto a quei tempi "Victus Servorum Misericordiam Clamantium", la borgata degli schiavi che invocano pietà. Gli abitanti di Fénis ne celebrano la festa il primo giovedì di maggio ed in quel giorno salgono numerosi alla cappella in pio pellegrinaggio". (da Sette Secoli di Storia Valdostana - Abbé Henry)
julien
Nel 1777, l'eremita Champier Jean-Mathieur de Pierre ebbe il permesso di eleggere l'edificio a sua dimora. L'eremita, nato a Ollomont il 12 maggio 1751, indossò l'abito del terzo ordine di San Francesco e si votò alla vita eremitica,  il comune di Fénis gli concesse di stabilirsi in cima al Monte Saint-Julien  a tal fine, gli furono devolute le questue della parrocchia di Fénis e di quella di Ollomont, sua patria.

L'eremita Champier rimase a Fénis per molto tempo. Negli ultimi anni della sua vita, si ritirò à Valpelline, vicino alla sua parrocchia, e si costruì una piccola dimora da eremita a sinistra della cappella di Notre-Dame des Neiges sur les Vignettes. Morì prima del 1830.

L'ultimo eremita di San Giuliano (1830-1864) fu Jean-Pantaléon Lavy: morì il 14 dicembre 1864.
factum @ 18:27 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 19 luglio 2007 | in : segnalazioni, meditazioni

Pur con un collegmento provvisorio e con un modem a manovella, voglio rendervi partecipi di questo pezzo tratto da "Queste donne camminarono on Dio".

SMar...Quando si burlò scherzosamente di lei, per la sua mancanza di conformità al volere di Dio e di rassegnazione ai Suoi visibili decreti manifestata con l'interferenza di lei nel suo imprigionamento a Plock, egli ottenne più di quello che chiedeva.

Edvige dapprima sorrise per mostrare che sapeva di essere canzonata da lui, ma poi divenne più seria nel dire:

 - Non travisiamo la dottrina Cistercense. Noi viviamo abbandonati, completamente abbandonati al volere di Dio; però, mentre ciò significa che dobbiamo essere sempre umili sotto la mano di Dio, non significa che non si debba alzare la propria. Se Dio permette che la nostra casa prenda fuoco, vuole anche che si faccia di tutto per spegnerlo; se permette che il fiume straripi, vuole che si costruiscano dighe per arginarlo; se permette che i nostri corpi si ammalino, vuole che prendiamo la medicina per curarli; se permette a Corrado di imprigionare il Barbuto, vuole che una donna lo faccia porre in libertà. Quando diciamo che Dio “permette” una data cosa, quasi sempre intendiamo che Egli “vuole” l'opposto. Egli permette il peccato; Egli vuole che noi siamo santi. I Cistercensi insegnano l'abbandono, ma vi è un'attività, una intensa attività in questo concetto che sembra così passivo. Esso è molto simile al selvaggio abbandonarsi delle vostre truppe quando si precipitano nella battaglia, apparentemente incuranti della vita, e tuttavia ferocemente impegnati nel combattimento, per salvarla. In generale la conformità al volere di Dio significa opposizione a ciò che Dio ha semplicemente permesso. Per esempio, Egli ti ha permesso di canzonarmi, perché vuole che io ti istruisca.

factum @ 22:01 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
sabato, 14 luglio 2007 | in : musica, bello
Da buon Celentano fans, mi sono visto quasi tutto quello che ha fatto in Tv,  una sera molto tardi ero stanco dopo tre ore di programma, forse sonnecchiavo, e ancora un ospite straniero pure sconosciuto uff...

Dopo, le prime note e la lettura del testo, è stata come una scossa che mi ha risvegliato, poi l'intervista di Celentano più incredibile ma che coglie il segno e Saez con la sua risposta gli fa brillare l'occhio.

Se avete pazienza l'ho ritrovata su il Tube, io pazienza ce l'ho, vado via per due settimane.

Ma ditemi se non è una cosa grande questo pezzo di musica,
ma forse sono un vecchio pazzo e voi?

 
factum @ 23:33 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
giovedì, 12 luglio 2007 | in : meditazioni
La libertà ci è stata data,
ce la troviamo addosso.
nella libertà
non debbiamo perdere questo riferimento.

Pena lo scambio della libertà
con una libertà condizionata
un menù del ristorante,
e se quello che ti soddisfa
non c'è?

Da bambino se ricevevo un dono
lo andavo a scartare ed
ero contento di quello che trovavo
da grande c'è anche, e forse di più,
l'attenzione e il ringraziamento
per chi l'ha regalato.

freedom
factum @ 11:28 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
domenica, 08 luglio 2007 | in : segnalazioni, meditazioni

Qualche post fa parlai di Bjork. Nella sua vita c'è stato un punto vero e reale con cui fare i conti, nel sua caso la figlia, l'educazione è diventata una cosa seria.

Adesso finisco la storia di Kaisa Leka, il punto per lei è stata la sua malattia, e la conseguente amputazione dei piedi per poter vivere meglio. Vi riporto il pezzo finale dell'intervista. Come si fa a non essere d'accordo con il pezzo evidenziato! E come si fa a non voler dare una mano a gente come lei? La vignetta che riporto in fondo è stata disegnata per l'operazione ai piedi, ma dopo l'intervista mi fa venire in mente altre cose  ...

Se fosse come dice lei, il mondo sa­rebbe pieno di persone senza piedi.

«Capisco che cosa vuole dire. Ma, forse, io sono costretta a guardare più a fondo di lei. Non vo­glio che la gen­te mi consideri per il mio handicap, così, a mia volta, mi sforzo di tro­vare un lato buono anche in chi, al primo sguar­do, non mi piace. Ed è quello che cerco di otte­nere anche con i miei fumetti: con­vincere chi li legge ad andare oltre le apparenze».

Suo marito lo ha fatto.

«Avere una relazione stabile mi ha dato fiducia in me stes­sa. È difficile trovare qualcuno che ti accetti per come sei, e io sono stata doppiamente fortunata perché lui condivide i miei interessi e il mio lavoro. Ci sono molte coppie formate da persone perfettamente sa­ne in cui ognuno vive la pro­pria vita disinteressandosi di quello che fa l'altro».

Pensa che un giorno avrete figli?

«No, non credo».

Ha paura che possano essere malati?

«No, ma è vero che io sono nata per­ché negli anni Settanta la diagnosi prenatale di malformazioni come la mia non era ancora possibile. È spaventoso pensare che, se mia madre fosse incinta oggi, potrebbe decidere di abortire. E che i medici direbbero la stessa cosa a me se aspettassi un bambino con un problema simile al mio. Non posso fare la ballerina, ma lo stesso vale per la maggior parte della gente che conosco. Si sceglie l'aborto selettivo pensando a quello che il bambino; non potrà fare, e ci si dimentica del tut­to quello che potrà diventare».

Quindi è contraria?

«Le donne devono avere la possibili­tà di scegliere, ma non posso condivi­dere una scala di valori dove un disa­bile conta meno di uno sano. Chi pro­pone l'aborto per i feti malformati sta dicendo che la mia vita non meri­ta di essere vissuta».

Con i suoi libri spera di convincere qualche donna, a non rinunciare a un figlio?

«Vorrei solo dimostrare: che, anche quando i medi­ci premono per convincerti ad abortire, c'è comunque un’alternativa».

Kaisa

factum @ 23:00 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 06 luglio 2007 | in : poesie, miracoli
Kaisa 2 aspetterà un attimo, tanto non scappa...

Gli ultimi anni della vita di Carles Peguy,  sono stati segnati da  pellegrinaggi a Santuari Mariani, pregava per ringaziare la Madonna che l'ha accompagnato con grazie semplici:

«Ecco il luogo del mondo dove tutto diviene facile,
Il rimpianto, la partenza e anche l’avvenimento,
E l’addio temporaneo e la separazione,
Il solo angolo della terra ove tutto si fa docile […].
Ciò che dappertutto altrove è un’aspra lotta
E una lama da macello tesa alla gola,
Ciò che dappertutto altrove è la potatura e l’innesto
Qui non è che il fiore e il frutto del pesco […].
Ciò che dappertutto altrove è la noiosa abitudine
Seduta accanto al fuoco, le mani sotto il mento,
Ciò che dappertutto altrove è solitudine
Qui non è che un vivace e forte germoglio […]».

«Ce ne han dette tante,
Regina degli apostoli,
Abbiamo perso il gusto dei discorsi
Non abbiamo più altari se non i vostri.
Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice»

«Non domandiamo niente,
rifugio del peccatore,
se non l’ultimo posto nel vostro purgatorio,
per piangere a lungo sulla nostra povera storia,
e contemplare da lontano il vostro giovane splendore».


La dedico a tutti i matrimoni che sembrano non avere questo luogo.

Dali
factum @ 09:46 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
giovedì, 05 luglio 2007 | in : segnalazioni, aaargh
Dovevo postare Kaisa2 ma ho letto questo articolo divertentissimo,
mi trasformo un attimo da  aliena  perchè sembra scritto da lei trascrivo e posto:

Torno a casa e trovo il mio cane sul prato. Una macchia di pelo chiaro,distesa a mo' di pecora del presepe. Mi vede, mi corre incontro festoso e mi getta le zampe addosso. Lo guardo atterrita.
Mi è appena arrivata la notizia che la Corte di Cassazione ritiene tutti i cani domestici potenzialmente pericolosi. Tutti i cani, sebbene domestici, dice la sentenza. Sebbene di pelo chiaro e a forma di pecora?
Pare che un canelupo senza museruola uscendo da un cancello abbia addentato il polpaccio di una signora. La Corte dice che la ferocia è la caratteristica naturale e istintiva dei cani. Sebbene domestici.
Guardo dalla finestra: il mio cane sta inseguendo una farfalla. Oddio, che la voglia mordere a un polpaccio? Mi solleva il pensiero che le farfalle non hanno polpacci. Però potrebbe divorarla. No, la insegue ma solo con lo sguardo, accompagna il suo volo, la guarda sparire nel cielo limpido. Ho un cane bucolico e contemplativo. Anche i cani contemplativi sono pericolosi? Si, per forza: in quanto cani, lo sono. Sebbene contemplativi.
Ora entra in casa, mi lecca, si butta sul tappeto a pancia all'aria, vuole dei leggeri grattini sul pelo. Lo guardo negli occhi. No, Perry Bau, gli dico, niente grattini: sei pericoloso, feroce e cattivo. Mi guarda. Mi sorride. Sorridono i cani? Assolutamente sì. Ma il sorriso è forse qualcosa che esclude la ferocia? No, nessuno può dire che un essere sorridente non possa essere perfido. Forse anche i cannibali sorridevano, chi può dire?
Mi rendo conto che non sappiamo niente dei cani. Viviamo con loro, li accudiamo, li amiamo, li portiamo in vacanza, ma non li conosciamo veramente. Abbiamo un'idea del tutto mentale, astratta, slegata completamente dalla loro realtà.
Anche dei nostri bambini, appena nascono e per qualche mese, abbiamo un'idea del tutto astratta. I cani e i bambini piccoli hanno una cosa in comune; non ci parlano. Non esprimono i loro pensieri, che dunque noi non conosceremo mai. Cosa pensa un cane?
E cosa pensano nostro figlio, nostro marito, il nostro vicino di casa, il verduraio del negozio all'angolo che ci sorride sempre porgendoci la merce?
Mi attanaglia un subitaneo e agghiacciante pensiero: anche noi siamo animali domestici, Dunque pericolosi. Infatti, basti leggere gli atroci giornali di ieri: tiriamo sassi sull'autostrada e prendiamo a martellate crocifissi. E,ripassando i giornali di tutti i giorni dell' anno, uccidiamo mogli, strangoliamo bambini, prendiamo a calci compagni di scuola, diamo pugni ai presidi. Chi può escludere che a un certo punto, uscendo da un cancello, non ci venga l'impulso di azzannare il polpaccio a una signora? Cosa ne sappiamo dei nostri più profondi pensieri?
Sembriamo domestici, e invece siamo feroci. Siamo domestici, sebbene feroci.
Ma lo sa la Corte di Cassazione?

PAOLA MASTROCOLA  la Stampa 05072007
"Tutti i cani sono pericolosi"

cane
factum @ 10:22 | commenti (10)(popup) | commenti (10)
mercoledì, 04 luglio 2007 | in : segnalazioni, sondaggi
Dal barbiere di solito si leggono giornali strani, :-), che normalmente uno non comprerebbe, la penultima volta che sono andato a tagliarmi i capelli  leggo la storia di Kaisa Leka, una ragazza di 29 anni finlandese affetta da  una malattia congenita (dismelia) che vuol dire mancano delle ossa dal  ginocchio in giù, non poteva camminare se non per brevi tratti e con forti dolori che nel tempo sarebbero aumentati fino a coivolgere la schiena.
Ha deciso per la soluzione più drastica l'amputazione dei piedi e l'uso di protesi che ora gli permettono anche di correre.
Adesso si è sposata, fa fumetti e si occupa di politica nei verdi.

Che ne dite?

Perchè c'è anche un altra cosa...

Kaa

(La barbiera mi ha regalato il giornale per cui continua...)
factum @ 10:45 | commenti (5)(popup) | commenti (5)

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