mercoledì, 18 novembre 2009 | in : incontri, meditazioni, gusto

A volte nell'accostare le cose che capitano nella giornata si scopre una trama per un piccolo salto di conoscenza, uno le cose le giudica subito magari poi impiega un po' a razionalizzarle a capire perchè sono lì sotto che lavorano ancora, ma il solo fatto che mentre cammini ti ricordi di quella cosa anche stupida che hai sentito è il segno che un giudizio c'è stato e che questo non è ancora risolto, non è ancora definitivo nella tua conoscenza.

Esemplifico: ascolto l'esaltazione della Tartaruga fatta in Tv da Maurizio Costanzo, io da buon amante del genere lento mi soffermo ad ascoltare (più o meno in un intervista su Libero le aveva già dette):

Come sta trascorrendo le sue giornate di vacanza?

«In realtà sono qui al mare da soli tre giorni. Sto ultimando un libro per Mondadori. Uscirà a Natale. Si chiama “Le strategie della tartaruga”. Sa, da qualche anno colleziono tartarughe di ceramica, ne avrò un migliaio. Ho studiato questo animale, che mi affascina molto. Ci può insegnare molte cose sulla vita e sulla morte».

La tartaruga.

«Sì. Si fa i fatti propri e campa 100 anni. Di recente hanno salvato due grosse tartarughe. Prima le hanno messe nell’acquario, poi le hanno portate sulla spiaggia. Bene, una è andata a destra, l’altra a sinistra. Si sono ignorate, non hanno rapporti tra loro. Questo è il segreto. E poi hanno uno splendido rapporto con l’età: nascono già grinzose, già vecchie. Sanno come stare al mondo».

 

Tartaruga

Domenica pomeriggio faccio un salto a Golosaria, sfidando tutto quanto mi viene detto ultimamente dalla mia dottoressa, è vicino a casa e c'è un bell'incontro con autori che hanno scritto racconti sul tema "Il gusto della vita passa per una strada", tra gli altri Fabio Cavallari, che mi incuriosisce sempre per la sua visione un po' fuori dalle righe delle cose, Paolo Massobrio il mio capitano di rotte gastronomiche con il suo fido Marco Gatti, inotre la sopresa Rita per gli splinderiani Perle Sparse un suo racconto è in questa raccolta. Rita finisce il suo intervento dicendo "Tutto qui..." lasciando immaginare che ci fosse molto altro che non osava dire.

Cito a memoria Fabio che ci ha raccontato del suo incontro con Paolo Massobrio e la sua compagnia di persone interessate al gusto della vita, raccontava della capacità che ha Paolo di trasmettere il gusto di quello che assaggiava tanto che, a Fabio, veniva fame ogni volta che finiva di leggere un suo pezzo, ma la cosa interessante è che invidiava un certo modo di stare insieme che intravedeva in quella compagnia (cum-panis e non solo ;) ) che si era formata attorno a Paolo, anzi diceva "che voleva quella compagnia per se".  Com'è lontano il mondo corrazzato e individualista della tartaruga!

E com'è più buono questo.

Lo ammetto poi sono andato a fare "spesa":
due tome provenienti da CAREZZANO (Al): una chiamata Formaggio Patafisico, nato dall’unione di due formaggi, uno di capra e uno di pecora fatti contemporaneamente da due cagliate crude e messi nello stesso stampo. Una volta saldati, si ha un unico formaggio con la crosta fiorita, fine, profumato, e ricco di note derivate dalla fusione dei sapori e degli aromi delle due paste e l'altra affinata con aromi naturali (Nocino) con retrogusto al caffè e cioccolato (provare per credere),

il Salampatata che ho spalmato poi su crostini caldi e dei baci morbidi di nocciole e cacao ricoperti con cioccolato extrafondente chiamti "Nerissimo" il pesto di Imperia era finito e mi rimarrà come desiderio.

factum @ 13:32 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, 16 novembre 2009 | in : segnalazioni

D: Il film parla essenzialmente di famiglia: se dovesse darne una definizione?
R: La famiglia è il primo luogo dove impari a amare: prima amiamo nostra madre che ci nutre, poi il padre che ci insegna le cose, quindi i fratelli, le sorelle, quelli che giocano con noi. Il modo, i modelli dell’amore, quelli che poi influenzeranno i nostri rapporti, li apprendiamo nella famiglia primaria.
(Fancis Ford Coppola)

 
Tetro
factum @ 15:00 | commenti (popup) | commenti
sabato, 14 novembre 2009 | in : segnalazioni
A proposito della sentenza della Corte europea sui crocifissi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocifissi nelle aule scolastiche ha suscitato una vasta eco di proteste: giustamente quasi tutti gli italiani - l’84% secondo un sondaggio del Corriere della Sera - si sono scandalizzati della decisione.

Croce e porta

«E voi chi dite che io sia?». Questa domanda di Gesù ai discepoli ci raggiunge dal passato e ci sfida ora.
Quel Cristo sul crocifisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale si può nutrire, al massimo, un devoto ricordo.
Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e culturale.
Cristo è un uomo vivo, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.
I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più vivo di prima!

Si illudono coloro che vogliono togliere i crocifissi, se pensano di contribuire così a cancellare dallo “spazio pubblico” il cristianesimo come esperienza e giudizio: se è in loro potere - ma è ancora tutto da verificare e noi confidiamo che siano smentiti - abolire i crocifissi, non è nelle loro mani togliere dei cristiani vivi dal reale.
Ma c’è un inconveniente: che noi cristiani possiamo non essere noi stessi, dimenticando che cos’è il cristianesimo; allora difendere il crocifisso sarebbe una battaglia persa, perché quell’uomo non direbbe più nulla alla nostra vita.

La sentenza europea è una sfida per la nostra fede. Per questo non possiamo tornare con tranquillità alle cose solite, dopo avere protestato scandalizzati, evitando la questione fondamentale: crocifisso sì, crocifisso no, dov’è l’avvenimento di Cristo oggi? O, detto con le parole di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Novembre 2009
Comunione e Liberazione 

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factum @ 17:22 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, 11 novembre 2009 | in : coincidenze, esperienza
“Giovanni e Romano sono due ragazzini dei giorni nostri che abitano nella stessa zona. Si vedono spesso al parco e giocano tra di loro. Un giorno Giovanni invita Romano a casa, passano il pomeriggio insieme e a un certo punto, in salotto, Romano vede qualcosa di nuovo e chiede: “Cos’è quella cosa lì?”; e Giovanni dice a Romano che è un crocefisso, e poi con i genitori gli spiega che cosa rappresenta.
Romano torna a casa e, prima di andare a letto, chiede alla mamma: “Mamma, lo sai cos’è il crocefisso?”, “Certo che lo so”, “Lo sai che Giovanni ce l’ha? Ha il crocefisso appeso in sala. Perché noi non lo abbiamo?”, e la mamma lo tranquillizza, gli dice che sa cos’è il crocefisso, e gli spiega che però loro sono una famiglia laica, che hanno determinati valori ma che non sono cristiani, e che quindi non tengono un crocefisso appeso in casa.
Poi, dopo una settimana, Giovanni è invitato da Romano a fare merenda a casa. A un certo punto Giovanni gli dice: “In casa tua non c’è il crocefisso, perché?”. E Romano, che si ricorda della chiacchierata con la mamma, gli spiega che la sua famiglia è laica, che hanno dei valori ma non credono in Gesù. Giovanni, anche lui colpito dalla novità, torna a casa e racconta tutto alla mamma, ne parlano insieme.
Senza isterismi, senza scene apocalittiche, i due bambini, da amici, si scoprono l’un l’altro. Questo è un racconto tipo di una situazione che chissà quante volte è già successa tra i ragazzini italiani. I due crescono insieme, non solo si tollerano, ma sono proprio amici, e le famiglie cominciano a conoscersi, pur nella loro differenza.
Poi bisogna andare a scuola. E in aula c’è il crocefisso. Romano torna a casa e dice: “Mamma, a scuola c’è il crocefisso come a casa di Giovanni: quindi hanno ragione loro?”. Qui, per una società plurale, si pone un problema. Ma questo problema si risolve levando il crocefisso dalla scuola?
Riprendiamo la storia da dove l’avevamo lasciata, e cambiamo il finale: questa volta è Giovanni che va a scuola e vede le mura senza crocefisso. Torna a casa e dice: “Mamma, sai che a scuola non c’è il crocefisso? Quindi ha ragione Romano?”.  Joseph Weiler (NY University): la laicità non è una parete bianca

cerro1Passeggiando virtualmente (Google Street View ) nel paese dove sono cresciuto mi sono imbattuto in un paio di luoghi in cui da ragazzo ero solito passare, il primo è una specie di rientranza del muro sulla strada che facevo andando da casa al cinema parrocchiale o tornando a casa dalla cartolaia, dentro questa rientranza c’è un affresco, non rimarrà nella storia come opera d’arte però sul quel muro è rimasto almeno a memoria di Factum.
E non ho subito turbamenti da questo.


cerro2
All'uscita dalle lezioni quando frequentavo la scuola elementare mi trovavo in questa piazza con quest’altro simbolo, non molto religioso, un cannone, un morto e l’angelo della vittoria (?) che incorona l’eroe defunto. Un po’ più inquietante di quello prima e anche meno chiaro, però anche da questo non ho subito turbe. Anzi da entrambi ho imparato un po’ della mia storia. E forse anche chi mi legge ora sa qualcosa in più della mia.
factum @ 22:37 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, 02 novembre 2009 | in : segnalazioni
Oggi si ricordano i morti, ne ho tanti da ricordare a partire  dai miei genitori e per finire con Alda Merini morta ieri a cui avevo dedicato un post il mese scorso.

Segnalo l'editoriale di SamizadatOnLine che spiega meglio delle mie povere parole il senso di questa giornata.

Niente immagini per questo post.
factum @ 11:31 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 30 ottobre 2009 | in : segnalazioni
A scorrere il suo editoriale sembra che l'euro deputato Mario Mauro abbia letto il mio post ed è bello quello che scrive ed è bello che ci siano politici con questa sensibilità, lo posto come risposta ai commenti, non sarei stato capace di dire meglio. Scusate la lunghezza...

moraleLa vera questione morale
Mario Mauro
venerdì 30 ottobre 2009 

Vorrei spendere anche io due parole sulle vicende che hanno colpito il governatore della regione Lazio in questi giorni; in tutto quello che è uscito sulla stampa non c’è stato nessun approccio cordiale al dramma di Marrazzo, nessuno sguardo pietoso verso le debolezze di una persona che ha visto non solo la propria dignità ma anche quella dei suoi familiari e delle persone vicine calpestate.

L’uomo ama e bestemmia, uccide e perdona. Non è perfetto. In lui convivono opere di infinita carità come pure di sconfinato egoismo. Questo vale per i potenti, per i religiosi, per la gente comune. Il problema allora non è scoprire e giudicare il peccato dell’altro ma una misura comune a tutti, talmente grande da saper abbracciare il nostro limite.

Penso che continui ad esserci un’enorme confusione tra peccato e reato senza capire che il problema del peccato esiste perché esiste il problema del senso della vita. Uno percepisce che la vita ha un senso, ma essendo spesso incapace di dare fino in fondo questo giudizio rischia di sprecare il proprio tempo. Che peccato!

Il problema del peccato ha dentro di sé, cioè, il tema del desiderio e del rapporto col potere. L’esercizio del potere corre il rischio di farci sentire onnipotenti e di poter surrogare attraverso la realizzazione di tutto quello che ci passa per la mente la consapevolezza di esser finiti, destinati alla vecchiaia e alla morte; insomma anche quando pensiamo che il potere sia tutto in realtà chiediamo altro.

È questo Altro che ci definisce completamente e che solo può essere la risposta al nostro bisogno. In quest’ottica esercitare il potere vuol dire anche accettare la sfida di comprendere che non siamo noi la risposta ultima ai bisogni dell’uomo, men che meno ai nostri bisogni fattori che tornano a farci comprendere il mistero dell’esistenza e del rapporto con gli altri uomini. Solo così è possibile guardare in modo più profondamente umano e vero anche al nostro peccato, e quello dei nostri simili, e per questo abbracciare con rispetto la nostra sproporzione.

Segue a questo link
 
factum @ 09:00 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
mercoledì, 28 ottobre 2009 | in :
...
«Tutto questo dimostra quello che io ho sempre sostenuto»,
ribattè la signorina Agdala;
«che la religione non è altro che un surrogato dell'istinto sessuale». 

Tariffario postribolo
 
«lo preferisco ancora pensare che l'istinto sessuale
sia un surrogato della religione,
e che il giovanotto che suona il campanello del postribolo
stia cercando Dio senza saperlo»,
rispose il Padre Smith.

(B.Mashall "Il mondo la carne e Padre Smith")
factum @ 12:40 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
lunedì, 26 ottobre 2009 | in : coincidenze, opposti
Che la divisione dei cristiani sia una cosa dolorosa ma evidente è cosa risaputa, non c'è unità in politica, non c'è unità nei rapporti, insomma ci si vede la domenica in Chiesa e poi ognuno a casa sua, a meno che si faccia parte di qualche movimento o associazione o gruppo. (Grande grazia)
Uno così pensa che questa unità sia solo un desiderio che in pratica non si potrà concretizzare.
C'è la supplica di Cristo "che siano una cosa sola", che rimanda alla nostra libertà, ci sono "differenze addirittura teologiche" ha detto pochi giorni fa una esponente di una Associazione Cattolica riferendosi ad altri cattolici. 
La cosa triste è che questo incide sui rapporti personali come freno per un amicizia, l'amicizia: il mezzo con cui Cristo ha scelto di vivere nel mondo, ("Vi ho chiamato amici" Gv15,15) è sotto scacco.
Ciò nonostante lo Spirito opera, Cristo l'eterno lavoratore lavora, e la bellezza in certi volti risplende.
 
puzzle
 
Nel 1982 a Lahore, capitale del Punjab in Pakistan, ho incontrato dai missionari di Mill Hill di cui ero ospite un docente islamico laico della famosa Università islamica (la più antica nell'islam dopo quella del Cairo), il prof. Kausar Jatoi. Gli chiedo perché l'islam ha così poche società e associazioni missionarie, mentre cattolici e protestanti ne hanno molte. Eppure l'islam si diffonde molto più facilmente del cristianesimo. Risponde: "Noi musulmani siamo tutti spontaneamente missionari, perché abbiamo un senso profondo della nostra identità e della bontà dell'islam. Non abbiamo bisogno di missionari "professionisti". Tra voi cristiani non c'è entusiasmo per la vostra fede, la vivete come un fatto privato personale, quindi avete prodotto molti organismi e istituti missionari, inviati anche nelle regioni islamiche per convertire i musulmani a Cristo". Questo, diceva, indica chiaramente che la religione cristiana è straniera in Asia. E insisteva su questo concetto: "Noi non abbiamo i "missionari" stranieri, le conversioni all'islam avvengono attraverso il commercio e l'emigrazione di credenti in Allah. Inoltre l'islam crea una forte comunità fra i credenti, che protegge, sostiene e accompagna; voi cristiani siete individualisti e la comunità dei credenti in Cristo esiste solo quando andate in chiesa, poi ciascuno va per conto suo". Naturalmente ho ribattuto dicendo che il cristianesimo, specialmente oggi, è una libera adesione alla fede, mentre l'islam è una costrizione, una violenza sull'individuo. In parte Jatoi mi dà ragione ma aggiunge: "Voi mettete in primo piano l'individuo, noi la comunità e senza il sostegno di una comunità, di una famiglia, è molto difficile mantenere viva la fede". P.Gheddo tutto qui 
factum @ 19:14 | commenti (6)(popup) | commenti (6)

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