giovedì, 26 novembre 2009 | in : segnalazioni
«Ricordati sempre», soleva dirgli,
«che dentro l'anima degli altri non ci puoi guardare 
ma dentro la tua sì; e che quindi, per quanto è dato a te di
sapere con certezza, non c'è al mondo creatura più cattiva e
più ingrata al Signore di te». Marshall
Bacco

 
factum @ 15:55 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
lunedì, 23 novembre 2009 | in : buono
Una due giorni gastronomica da ricordare, e come succede spesso la cosa imprevista arriva quando meno te l'aspetti, alla fine quando non ci contavi più e riconosci quella voce che dice "e' qui", una bottiglia sbucata attraveso strani giri, una di quelle bottiglie difficili da trovare, e che arriva alla fine del pasto insieme al formaggio "Il Bleu d'Aoste"  portato proprio per accompagnare questo Chaudelune. Senti tanti di quei profumi e sapori in questo vino dal gusto di miele e albicocca, denso, dal colore giallo oro e rimani lì pensando a quel ghiaccio che diventa vino e al cuore che fa fatica a sciogliersi e che è come ghiaccio, pensi a quei vignaioli che lavorano i chicchi anche a -8° e a quella Presenza che lavora che "scioglie il sangue d'int'e vene".

calde lune

"Per produrre il «Chaudelune» è necessario che l’acqua contenuta nell’acino si
geli, favorendo così una singolare concentrazione zuccherina e aromatica delle
uve, che vengono poi fermentate in sette botti di legno differente, proprio per
speziare il vino in modo naturale. Si chiama criovinficazione e per la pigiatura
non viene utilizzata l’abituale pressa pneumatica ma una speciale pressa
meccanica. La prima bottiglia di questo vino nacque per caso a La Salle nel 1816
e costava 16 soldi." da qui

vite gelata
factum @ 00:01 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
sabato, 21 novembre 2009 | in :
Una serata a contemplare
le meraviglie del creato...



Serata siciliana

 
Burpppppp!
factum @ 23:21 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, 18 novembre 2009 | in : incontri, meditazioni, gusto

A volte nell'accostare le cose che capitano nella giornata si scopre una trama per un piccolo salto di conoscenza, uno le cose le giudica subito magari poi impiega un po' a razionalizzarle a capire perchè sono lì sotto che lavorano ancora, ma il solo fatto che mentre cammini ti ricordi di quella cosa anche stupida che hai sentito è il segno che un giudizio c'è stato e che questo non è ancora risolto, non è ancora definitivo nella tua conoscenza.

Esemplifico: ascolto l'esaltazione della Tartaruga fatta in Tv da Maurizio Costanzo, io da buon amante del genere lento mi soffermo ad ascoltare (più o meno in un intervista su Libero le aveva già dette):

Come sta trascorrendo le sue giornate di vacanza?

«In realtà sono qui al mare da soli tre giorni. Sto ultimando un libro per Mondadori. Uscirà a Natale. Si chiama “Le strategie della tartaruga”. Sa, da qualche anno colleziono tartarughe di ceramica, ne avrò un migliaio. Ho studiato questo animale, che mi affascina molto. Ci può insegnare molte cose sulla vita e sulla morte».

La tartaruga.

«Sì. Si fa i fatti propri e campa 100 anni. Di recente hanno salvato due grosse tartarughe. Prima le hanno messe nell’acquario, poi le hanno portate sulla spiaggia. Bene, una è andata a destra, l’altra a sinistra. Si sono ignorate, non hanno rapporti tra loro. Questo è il segreto. E poi hanno uno splendido rapporto con l’età: nascono già grinzose, già vecchie. Sanno come stare al mondo».

 

Tartaruga

Domenica pomeriggio faccio un salto a Golosaria, sfidando tutto quanto mi viene detto ultimamente dalla mia dottoressa, è vicino a casa e c'è un bell'incontro con autori che hanno scritto racconti sul tema "Il gusto della vita passa per una strada", tra gli altri Fabio Cavallari, che mi incuriosisce sempre per la sua visione un po' fuori dalle righe delle cose, Paolo Massobrio il mio capitano di rotte gastronomiche con il suo fido Marco Gatti, inotre la sopresa Rita per gli splinderiani Perle Sparse un suo racconto è in questa raccolta. Rita finisce il suo intervento dicendo "Tutto qui..." lasciando immaginare che ci fosse molto altro che non osava dire.

Cito a memoria Fabio che ci ha raccontato del suo incontro con Paolo Massobrio e la sua compagnia di persone interessate al gusto della vita, raccontava della capacità che ha Paolo di trasmettere il gusto di quello che assaggiava tanto che, a Fabio, veniva fame ogni volta che finiva di leggere un suo pezzo, ma la cosa interessante è che invidiava un certo modo di stare insieme che intravedeva in quella compagnia (cum-panis e non solo ;) ) che si era formata attorno a Paolo, anzi diceva "che voleva quella compagnia per se".  Com'è lontano il mondo corrazzato e individualista della tartaruga!

E com'è più buono questo.

Lo ammetto poi sono andato a fare "spesa":
due tome provenienti da CAREZZANO (Al): una chiamata Formaggio Patafisico, nato dall’unione di due formaggi, uno di capra e uno di pecora fatti contemporaneamente da due cagliate crude e messi nello stesso stampo. Una volta saldati, si ha un unico formaggio con la crosta fiorita, fine, profumato, e ricco di note derivate dalla fusione dei sapori e degli aromi delle due paste e l'altra affinata con aromi naturali (Nocino) con retrogusto al caffè e cioccolato (provare per credere),

il Salampatata che ho spalmato poi su crostini caldi e dei baci morbidi di nocciole e cacao ricoperti con cioccolato extrafondente chiamti "Nerissimo" il pesto di Imperia era finito e mi rimarrà come desiderio.

factum @ 13:32 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
lunedì, 16 novembre 2009 | in : segnalazioni

D: Il film parla essenzialmente di famiglia: se dovesse darne una definizione?
R: La famiglia è il primo luogo dove impari a amare: prima amiamo nostra madre che ci nutre, poi il padre che ci insegna le cose, quindi i fratelli, le sorelle, quelli che giocano con noi. Il modo, i modelli dell’amore, quelli che poi influenzeranno i nostri rapporti, li apprendiamo nella famiglia primaria.
(Fancis Ford Coppola)

 
Tetro
factum @ 15:00 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
sabato, 14 novembre 2009 | in : segnalazioni
A proposito della sentenza della Corte europea sui crocifissi

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocifissi nelle aule scolastiche ha suscitato una vasta eco di proteste: giustamente quasi tutti gli italiani - l’84% secondo un sondaggio del Corriere della Sera - si sono scandalizzati della decisione.

Croce e porta

«E voi chi dite che io sia?». Questa domanda di Gesù ai discepoli ci raggiunge dal passato e ci sfida ora.
Quel Cristo sul crocifisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale si può nutrire, al massimo, un devoto ricordo.
Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e culturale.
Cristo è un uomo vivo, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.
I crocifissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più vivo di prima!

Si illudono coloro che vogliono togliere i crocifissi, se pensano di contribuire così a cancellare dallo “spazio pubblico” il cristianesimo come esperienza e giudizio: se è in loro potere - ma è ancora tutto da verificare e noi confidiamo che siano smentiti - abolire i crocifissi, non è nelle loro mani togliere dei cristiani vivi dal reale.
Ma c’è un inconveniente: che noi cristiani possiamo non essere noi stessi, dimenticando che cos’è il cristianesimo; allora difendere il crocifisso sarebbe una battaglia persa, perché quell’uomo non direbbe più nulla alla nostra vita.

La sentenza europea è una sfida per la nostra fede. Per questo non possiamo tornare con tranquillità alle cose solite, dopo avere protestato scandalizzati, evitando la questione fondamentale: crocifisso sì, crocifisso no, dov’è l’avvenimento di Cristo oggi? O, detto con le parole di Dostoevskij: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».

Novembre 2009
Comunione e Liberazione 

L’immagine è di proprietà di 7th dream ed è pubblicata sotto licenza Creative Commons:
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factum @ 17:22 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, 11 novembre 2009 | in : coincidenze, esperienza
“Giovanni e Romano sono due ragazzini dei giorni nostri che abitano nella stessa zona. Si vedono spesso al parco e giocano tra di loro. Un giorno Giovanni invita Romano a casa, passano il pomeriggio insieme e a un certo punto, in salotto, Romano vede qualcosa di nuovo e chiede: “Cos’è quella cosa lì?”; e Giovanni dice a Romano che è un crocefisso, e poi con i genitori gli spiega che cosa rappresenta.
Romano torna a casa e, prima di andare a letto, chiede alla mamma: “Mamma, lo sai cos’è il crocefisso?”, “Certo che lo so”, “Lo sai che Giovanni ce l’ha? Ha il crocefisso appeso in sala. Perché noi non lo abbiamo?”, e la mamma lo tranquillizza, gli dice che sa cos’è il crocefisso, e gli spiega che però loro sono una famiglia laica, che hanno determinati valori ma che non sono cristiani, e che quindi non tengono un crocefisso appeso in casa.
Poi, dopo una settimana, Giovanni è invitato da Romano a fare merenda a casa. A un certo punto Giovanni gli dice: “In casa tua non c’è il crocefisso, perché?”. E Romano, che si ricorda della chiacchierata con la mamma, gli spiega che la sua famiglia è laica, che hanno dei valori ma non credono in Gesù. Giovanni, anche lui colpito dalla novità, torna a casa e racconta tutto alla mamma, ne parlano insieme.
Senza isterismi, senza scene apocalittiche, i due bambini, da amici, si scoprono l’un l’altro. Questo è un racconto tipo di una situazione che chissà quante volte è già successa tra i ragazzini italiani. I due crescono insieme, non solo si tollerano, ma sono proprio amici, e le famiglie cominciano a conoscersi, pur nella loro differenza.
Poi bisogna andare a scuola. E in aula c’è il crocefisso. Romano torna a casa e dice: “Mamma, a scuola c’è il crocefisso come a casa di Giovanni: quindi hanno ragione loro?”. Qui, per una società plurale, si pone un problema. Ma questo problema si risolve levando il crocefisso dalla scuola?
Riprendiamo la storia da dove l’avevamo lasciata, e cambiamo il finale: questa volta è Giovanni che va a scuola e vede le mura senza crocefisso. Torna a casa e dice: “Mamma, sai che a scuola non c’è il crocefisso? Quindi ha ragione Romano?”.  Joseph Weiler (NY University): la laicità non è una parete bianca

cerro1Passeggiando virtualmente (Google Street View ) nel paese dove sono cresciuto mi sono imbattuto in un paio di luoghi in cui da ragazzo ero solito passare, il primo è una specie di rientranza del muro sulla strada che facevo andando da casa al cinema parrocchiale o tornando a casa dalla cartolaia, dentro questa rientranza c’è un affresco, non rimarrà nella storia come opera d’arte però sul quel muro è rimasto almeno a memoria di Factum.
E non ho subito turbamenti da questo.


cerro2
All'uscita dalle lezioni quando frequentavo la scuola elementare mi trovavo in questa piazza con quest’altro simbolo, non molto religioso, un cannone, un morto e l’angelo della vittoria (?) che incorona l’eroe defunto. Un po’ più inquietante di quello prima e anche meno chiaro, però anche da questo non ho subito turbe. Anzi da entrambi ho imparato un po’ della mia storia. E forse anche chi mi legge ora sa qualcosa in più della mia.
factum @ 22:37 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, 02 novembre 2009 | in : segnalazioni
Oggi si ricordano i morti, ne ho tanti da ricordare a partire  dai miei genitori e per finire con Alda Merini morta ieri a cui avevo dedicato un post il mese scorso.

Segnalo l'editoriale di SamizadatOnLine che spiega meglio delle mie povere parole il senso di questa giornata.

Niente immagini per questo post.
factum @ 11:31 | commenti (1)(popup) | commenti (1)

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